parafrasi sabato del villaggio ( Giacomo Leopardi)

Messaggioda alessia123 » 13 gen 2012, 20:15

Il sabato del villaggio:

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

parafrasi:

La fanciulla (la donzelletta) ritorna dalla campagna al tramontar del sole (in sul = verso il), portando un fascio d’erba e tiene in mano un mazzolino di rose e di viole (ha l'erba per le bestie, come tutti i giorni, ma in mano ha viole e rose come segno della festa), delle quali (onde), come è solita (suole), si prepara a ornare l'indomani, giorno di festa, il petto e i capelli.
Intanto sulle scale (i gradini dell'uscio di casa) siede con le vicine la vecchierella a filare volta là (incontro là) dove tramonta il sole e racconta (novellando vien = raccontando con tono di fiaba) della sua fanciullezza (suo buon tempo), quando anch’ella si preparava la domenica e ancora giovane e bella era solita (solea, torna l'idea della cara abitudine) andare a ballare con coloro che le furono compagni durante la sua giovinezza (età più bella - metafora).
Ormai (già, esprime il rapido volgere della sera) inizia a scurire, il cielo sereno torna azzurro (metonimia), e al biancheggiare della giovane luna ritornano giù dai colli e dalle case le ombre (dopo che erano sparite al tramontare del sole).
Ora la campana (la squilla) dà segno della festa che sta arrivando (metonimia); e a quel suono, si direbbe (diresti, con valore impersonale) che il cuore si consola (si riconforta: per un momento dimentica i suoi mali).
I fanciulli (sono i primi a gioire della festa tanto attesa) gridando in gran numero (in frotta) sulla piazzola, e saltando di qua e di là fanno un rumore allegro; e intanto il contadino torna (riede) alla sua povera casa, fischiettando (in segno di letizia lui pure) e fra sé e sé (seco) pensa al giorno del suo riposo.
Poi quando intorno tutti i lumi (face) sono spenti e tutto è silenzio, senti (odi...odi, replicato a esprimere concitazione affannosa) il martello picchiare, senti la sega del falegname, che sveglio nella sua bottega chiusa, alla luce della lucerna, si affretta e si adopera per finire il lavoro (fornir l'opra) prima della luce dell’alba.
Questo è il giorno (il sabato, che si è appena concluso) più gradito di tutti e sette, pieno di speranza e di gioia: domani le ore porteranno tristezza e noia, e ognuno tornerà col pensiero alla fatica di tutti i giorni (il travaglio usato, vi tornerà con rassegnazione se non con desiderio).
Ragazzo (Garzoncello, l'uso del diminutivo indica affetto tristezza nello stesso tempo) allegro, questa (età fiorita- metafora) giovinezza è come un giorno pieno di felicità (similitudine), luminoso, sereno, che precede la maturità (festa di tua vita, dunque la fanciullezza è simile al sabato, che promette gioia, la maturità alla domenica, in cui ogni illusione svanisce). Godi o fanciullo quanto puoi della giovinezza; questa è una condizione (stato) beata, una stagione lieta (stagion lieta- metafora).
Non voglio dirti altro; ma non ti pesi che la tua festa tardi ancora a venire.

alessia123

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Risposte:

Messaggioda jessy.7 » 13 gen 2012, 20:20

grazieate ti assegno un credito

jessy.7

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