Ricerca sull'AIDS

Messaggioda alessandra4e94 » 16 gen 2012, 14:00

PERCHE' LE DONNE RISCHIANO DI PIU'
Per motivi di ordine biologico:
La conformazione della vagina determina un contatto più prolungato con lo sperma; lo sperma contiene una concentrazione maggiore di virus rispetto alle secrezioni vaginali; nella mucosa vaginale e nell'ano spesso sono presenti microlesioni che possono facilitare l'ingresso del virus.
Per motivi di ordine culturale e sociale:
spesso i partner ritengono il rapporto non protetto una forma di fedeltà e di fiducia; le differenze tra grandi metropoli e piccoli centri, le diverse tradizioni culturali, pesano molto sui comportamenti femminili; come donne non è sempre facile chiedere nei rapporti sessuali l'uso del profilattico; può essere difficile anche acquistarli o tenerli con sé, perché ci crea imbarazzo. E' sempre più evidente che le donne, in considerazione proprio delle caratteristiche tipiche del loro sesso, siano più esposte e rischino di più rispetto agli uomini di essere contagiate dal virus dell'HIV.
I dati epidemiologici dimostrano che in Italia, negli ultimi quindici anni, la proporzione di donne malate di AIDS è andata progressivamente aumentando; si è passati, nel 1985, dal 16% di donne colpite nel totale dei pazienti con AIDS, al 25% nel 1999.
Inoltre la trasmissione sessuale dell'infezione sta aumentando più rapidamente tra le donne rispetto agli uomini. Recentemente, uno studio comportamentale (Behepi-ICONA) realizzato in Italia su un campione di 2500 persone sieropositive e coordinato dall'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive IRCCS Spallanzani di Roma ha fornito alcune importanti caratteristiche delle donne sieropositive italiane.
Circa il 60% delle donne di questo campione ha acquisito l'infezione tramite rapporti sessuali non protetti con uomini sieropositivi e più del 70% di loro ha avuto nella vita meno di 5 partner sessuali. Di queste l'80% ha dichiarato di aver acquisito l'infezione da HIV dal partner stabile (solo il 30% era a conoscenza della sieropositività del partner al momento del contagio).
Questi dati fanno riflettere sulla pianificazione di futuri interventi di prevenzione rivolti a questo gruppo bersaglio di cui non è più possibile ignorare la particolare vulnerabilità rispetto a questa infezione.




Le donne e la crisi dell’AIDS
Molti sottovalutano la quantità di lavoro che le donne svolgono per nutrire il mondo.

L’epidemia di AIDS in Africa meridionale ha provocato un progressivo aumento del lavoro per le donne. Cosa ancora peggiore, l’AIDS sta uccidendo milioni di contadine.
L’AIDS nelle famiglie rurali
Cosa succede se l’AIDS colpisce le famiglie di agricoltori? Quando gli uomini si ammalano, le mogli devono accollarsi i lavori più pesanti nei campi. Spesso gli attrezzi maschili sono pesanti e difficili da maneggiare per le donne. Una parte del lavoro non viene svolta. Viene coltivato meno cibo e si guadagna di meno.

Non solo questo, perché nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo gli ammalati di HIV e AIDS vengono normalmente curati in casa. E sono le donne che si occupano dell’assistenza. Così quando l’AIDS colpisce una famiglia, le donne devono trovare il tempo tra il lavoro agricolo e altre faccende di occuparsi dell’ammalato. La famiglia diventa più povera e affamata.

Se il marito si ammala di AIDS anche la moglie in genere contrae la malattia. Quando una contadina muore di AIDS, specie se non ci sono altri adulti ad occuparsi della famiglia, l’intera gestione familiare crolla. I bambini e gli adolescenti sono lasciati in balia di se stessi e corrono il rischio di abusi, sfruttamento sessuale e infezione HIV.

L’infezione da HIV in crescita tra le donne
Non solo nei paesi in via di sviluppo, ma in tutto il mondo la percentuale di infezione femminile da HIV sta crescendo. Nel 1997, le donne rappresentavano il 25 per cento della popolazione affetta da HIV nell’Europa occidentale. Nel 2004 la percentuale è salita al 38 per cento.

Ma la regione dove le donne, specialmente le giovani, sono più colpite dall’AIDS é il sud dell’Africa.

Tre quarti delle donne contagiate da HIV vivono in paesi dell’Africa meridionale. Per ogni 10 uomini con HIV, ci sono 13 donne. La differenza é ancora più grande tra gli adolescenti. La percentuale dell’infezione per le donne tra i 15 e i 24 anni è tre volte maggiore di quella maschile di pari età.


Perché?

Bene, da un lato il motivo é che il rischio di contagio durante l’atto sessuale non protetto é più alto per la donna. Ma molto di più perché la differente percentuale di infezione per le donne riflette il loro differente stato sociale.

Le giovani contadine e le donne spesso non hanno la possibilità di andare a scuola perché non godono della stessa condizione sociale dei giovani e degli uomini. Di conseguenza non conoscono a sufficienza l’HIV e l’AIDS e come proteggersi dall’infezione. Anche quando le giovani e le donne ricevono informazioni sulla malattia, possono non essere capaci di evitare i rischi per la propria salute. La tradizione e le pressioni sociali sono molto forti. Per le donne é quasi impossibile scegliersi un partner o pretendere il sesso sicuro.

Come puoi vedere, la lotta per l’uguaglianza delle donne non é solo un problema di giustizia sociale; é una questione di vita e di morte, specialmente nei paesi dove imperversa l’epidemia di AIDS. Se in questi paesi riusciamo a migliorare la condizione femminile, contribuiamo notevolmente non solo alla riduzione della percentuale di infezione da HIV per le donne e le giovani ma anche a quella complessiva.

In realtà, ottenere giustizia e uguali diritti per le donne ci può aiutare a superare quella che forse é la più grande ingiustizia: la fame.
Articolo sulle donne e l’AIDS
Uno studio pubblicato in questi giorni ci dice che ben 120.000 persone in Italia ne sono affette. E i numeri non stanno calando. Inoltre i dati dimostrano che in Italia, negli ultimi 20 anni, la proporzione di donne malate di AIDS è andata progressivamente aumentando: si è passati, nel 1985, dal 16% di donne colpite nel totale dei pazienti con AIDS, al 25% nel 1999, al 20/30% di oggi . Perchè?
Esiste non solo una maggiore vulnerabilità tutta femminile rispetto al virus (per saperne di più... ), ma anche una precisa dimensione di genere in questa malattia:
1) le donne contraggono il virus per via eterosessuale (il 63% delle infezioni femminili sono contratte tramite rapporto eterosessuale, rispetto al 22,7% degli uomini)
2) il 78,1% delle donne contrae il virus dal proprio partner (gli uomini per il 66,8% contraggono in virus da partner occasionali...e poi lo passano alla loro partner)
3) le donne hanno in genere meno potere contrattuale per poter pretendere che lui indossi il preservativo.
4) siccome non hanno idea che il partner abbia avuto altre relazioni sessuali, le donne in maggioranza arrivano troppo tardi a fare il test. Solo quando magari compaiono i primi sintomi. Ma a quel punto, una volta su due, si è già passati in AIDS (prima si diventa sieropositivi e poi se non si viene curati, dopo qualche anno l'HIV passa in AIDS, per la quale la mortalità resta molto alta).
Ergo, l'Aids si diffonde con meccanismi differenti tra donne e uomini, quindi la cura e la prevenzione devono seguire approcci diversi ed è a questo che l'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e il San Paolo di Milano cercheranno di rispondere con la messa in campo di un circuito assistenziale integrato specificamente dedicato alle donne affette da HIV (vai al sito ).
Più in generale, il fatto che da qualche anno il numero degli affetti di HIV/AIDS nel nostro paese sia stabile e non scenda più, è spiegabile con la netta diminuzione delle campagne di prevenzione e sensibilizzazione. Di AIDS oggi si parla davvero poco. Uno sforzo per rompere questo silenzio era stato fatto l'anno scorso dal Ministero della Salute: lo spot in cui i due ragazzi prima di partire per le vacanze si fermano a prendere i preservativi, trasmesso in televisione nel mese di gennaio. Bello. Anche perché è la ragazza che alla fine li compra e attenzione, per la prima volta in Italia in uno spot istituzionale si pronunciava la terribile parola "preservativo".
Tuttavia non è abbastanza. La percezione del rischio per le persone che cambiano spesso partner sessuale rimane molto bassa. Insomma non basta.

Aids e donne
In quasi tutta l'Africa Subsahariana, il numero delle donne infette è il doppio di quello degli uomini. Su un totale di 42 milioni di persone al mondo affette da HIV/AIDS, ben 19,2 milioni sono donne (stima dell'UNAIDS del 2002). Una percentuale che subisce variazioni notevoli a seconda delle aree geografiche, passando dal 7% della zona australe al 58% dell'Africa Subsahariana.
Nei Paesi ove l'epidemia si sta diffondendo a ritmi vertiginosi, si registra un aumento esponenziale dei tassi di infezione tra i gruppi di donne che hanno dai 15 ai 19 anni.

In tutti i Paesi, e da qualunque lato lo si voglia osservare, il problema AIDS/donne rinvia alle condizioni economiche, politiche e sociali in cui esse vivono. Le politiche volte a diminuire il gap di istruzione tra i due sessi, a migliorare l'accesso alle risorse economiche, ad incrementare il livello di partecipazione politica delle donne e a proteggerle dalla violenza sono misure chiave anche nella lotta all'AIDS.

In tutto il mondo, le donne si contagiano soprattutto attraverso i rapporti eterosessuali. La loro maggiore vulnerabilità dipende da una molteplicità di concause, tra cui:

- il fattore biologico: a parità di condizioni, le donne hanno probabilità di infettarsi tre volte più degli uomini;
- il fattore economico: la dipendenza economico-finanziaria dagli uomini spesso fa sì che le donne non abbiano il pieno controllo della propria attività sessuale; molte donne scambiano sesso con favori materiali, per la sopravvivenza quotidiana;
- il fattore culturale: spesso succede che le donne non prendano decisioni sulla propria sessualità; se rifiutano di fare sesso senza il profilattico, rischiano di essere sospettate di infedeltà; mentre per gli uomini, siano essi sposati o no, c'è spesso un'accettazione culturale della promiscuità sessuale.

In quasi tutta l'Africa Subsahariana, il numero delle donne infette è il doppio di quello degli uomini.
Le donne e le ragazze sono generalmente discriminate rispetto all'accesso all'istruzione, impiego, assistenza sanitaria, proprietà e eredità.
I trend progressivi di impoverimento di molte economie africane non fanno che aumentare il numero delle persone che cadono in povertà, mentre i rapporti con gli uomini (occasionali o formalizzati nel matrimonio) vengono considerati opportunità fondamentali per la sicurezza sociale e finanziaria o solo per soddisfare i bisogni materiali.

La combinazione di dipendenza e subordinazione può rendere molto difficile la contrattazione di sesso sicuro (persino dai mariti) o la rottura di relazioni a rischio (di infezione).

Inoltre, l'ignoranza rispetto alla salute riproduttiva e sessuale e all'HIV/AIDS è molto diffusa. In molti Paesi con alti tassi di infezione, l'80% delle donne tra i 15-24 anni ha scarsa conoscenza dell'HIV/AIDS. Ciò, combinato con la propensione biologica delle donne all'infezione, aiuta a spiegare la consistente differenza dei tassi di infezione nella popolazione tra i 15 e i 24 anni.

Alla mancanza di accesso ai farmaci, occorre poi aggiungere il dramma della fame e della malnutrizione. In tali circostanze, una buona nutrizione costituisce un argine alla conclamazione della malattia e morte precoce. Le attività che Lila CEDIUS sta svolgendo in Sudafrica stanno cercando di considerare la complessità di questa situazione.

alessandra4e94

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Messaggioda giada » 16 gen 2012, 20:18

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