Lo vostro bel saluto e l gentil sguardo - ANALISI TESTO

METRO

Il componimento“Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo”, scritto da Guido Guinizzelli, è un sonetto composto da endecasillabi le cui rime seguono lo schema ABAB ABAB CDE CDE.

PARAFRASI

Il vostro soave saluto e il dolce sguardo che fate quando vi incontro, mi uccide: l’amore mi assale e non si cura se mi reca danno oppure grazia, perché come se una freccia mi attraversasse il cuore da parte a parte, lo tagliasse e lo dividesse; non posso parlare, perché soffro come colui che sta per morire. Mi passi davanti agli occhi come fa un fulmine, che penetra dentro una finestra di una torre e ciò che trova dentro spezza e taglia: rimango immobile come una statua d’ottone, dove né la vita né l’anima non si trova, se non per il fatto che raffigura l’immagine umana.

FIGURE RETORICHE

Si analizza che nelle due quartine gli effetti dell’innamoramento sull’amante (vv. 1-2; 7-8) e l’azione di Amore (vv. 3-4; 5-6) sono disposti in chiasmo. Nel primo verso è presente un’allitterazione della lettera L, nel terzo della A e nel quarto della E. Il poeta utilizza enjambement nei versi: 1-2, 3-4, 5-6, 7-8, 9-10, e 12-13-14. Sono inoltre presenti due similitudini“come fa lo trono”(v. 9), “como statua d’ottono” (v. 12) e due metafore con la prima il poeta paragona lo sguardo dell’amata ad un dardo (v. 5), con la seconda corpo dell’amante come se fosse la torre colpita dalla saetta (vv. 9-10).

COMMENTO

Nel sonetto “Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo” scritto da Guido Guinizzelli, primo esponente dello stilnovo, ricorrono tre temi fondamentali dello stilnovo: il tema del saluto, il tema della donno virtuosa e il tema della pena d’amore. Il tema del saluto e della gentilezza della donna, rintracciabile nelle parole chiave «saluto» e «gentile», rimanda ad un motivo ricorrente della poesia stilnovistica. Nella prima quartina il verbo «m’ancide» rompe la serenità dell’inizio e l’attenzione passa, dalla donna, ai dolorosi effetti che l’amore produce sull’innamorato. Amore lo assale senza preoccuparsi se abbia sull’uomo effetti benefici o dolorosi: Guinizzelli riprende così il tema della pena d’amore, utilizzando la metafora del dardo che provoca una ferita. Il cuore dell’amante è ferito dal dardo scoccato da Amore, al punto da provocare il blocco della parola. Guinizzelli, in questo sonetto descrive Amore come un dio, tema ripreso anche da Cavalcanti nel sonetto “tu m’hai si piena di dolor la mente”. Le terzine descrivono con una similitudine il tragitto del dardo di Amore, lanciato attraverso gli occhi della donna. La potenza della freccia è paragonabile a quella di un fulmine, che entrando dalla finestra di una torre distrugge all’interno l’edificio. Guinizzelli immagina il corpo dell’amante come se fosse la torre colpita dalla saetta: la freccia scoccata, vale a dire il fulmine, penetra negli occhi dell’uomo, raggiunge il suo cuore e distrugge dall’interno il poeta, il quale è ridotto ad una statua d’ottone, che ha parvenza umana, ma è completamente priva di vita interiore, anche in questo caso si osserva la somiglianza con “tu m’hai si piena di dolor la mente” di Cavalcanti.

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