

Latino - Opere - Opere di Cicerone
DE AMICITIA (Sull'amicizia) - Cicerone Opera integrale con traduzione italiana Gentilmente concessa da Diego Fusaro www.filosofico.net
7 Ma, nel tuo caso, è diverso. Ti dicono saggio non solo per le tue qualità naturali e morali, ma anche per i tuoi studi e per la tua cultura, saggio, quindi, non come lo intende la gente, ma come lo intendono gli intellettuali. In tal senso sappiamo che non ci fu nessuno nel resto della Grecia (i critici più sottili non annoverano nella categoria i cosiddetti Sette Sapienti), tranne ad Atene uno solo: e fu lui a essere giudicato «il più saggio» anche dall'oracolo di Apollo. Si pensa che la tua saggezza consista nel saper considerare ogni tuo bene un fatto interiore e nel giudicare le vicende umane subordinate alla virtù. Ecco perché vengono a chiedere a me, e anche a Scevola, penso, come sopporti la morte dell'Africano, tanto più che, alle ultime none, quando ci siamo riuniti nei giardini dell'augure Decimo Bruto per l'abituale seduta, non sei venuto, mentre hai sempre rispettato scrupolosamente quella scadenza e quell'impegno.
[8] Scaevola: Quaerunt quidem, C. Laeli, multi, ut est a Fannio dictum, sed ego id respondeo, quod animum adverti, te dolorem, quem acceperis cum summi viri tum amicissimi morte, ferre moderate nec potuisse non commoveri nec fuisse id humanitatis tuae; quod autem Nonis in collegio nostro non adfuisses, valetudinem respondeo causam, non maestitiam fuisse. Laelius: Recte tu quidem, Scaevola, et vere; nec enim ab isto officio, quod semper usurpavi, cum valerem, abduci incommodo meo debui, nec ullo casu arbitror hoc constanti homini posse contingere, ut ulla intermissio fiat officii.
8 SCEVOLA. Sì, Caio Lelio, molti mi rivolgono la domanda di cui parla Fannio. Ma io rispondo, sulla base di quanto ho osservato, che con equilibrio sopporti il dolore per la morte di un uomo così straordinario, soprattutto di un così caro amico. E aggiungo che non potevi rimanere indifferente, che sarebbe stato contrario alla tua sensibilità. La tua assenza nel nostro collegio delle none, quindi, dipese da ragioni di salute, così rispondo, non di lutto.LELIO. La tua risposta è ottima e corretta, Scevola: una disgrazia privata non avrebbe dovuto impedirmi di adempiere al dovere di cui parli, da me sempre assolto quando stavo bene; del resto, in nessun caso, credo, può capitare a un uomo coerente di trascurare i propri doveri.
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