

GRECO - Versioni di greco di Senofonte
I doni degli dei al genere umano - Senofonte
Versione dal libro Ellenion PAG.69 N.32
Inizio della versione : Καὶ ὁ ʹΑριστόδημος·<<Οὔτοι͵ἒϕη͵.................
E Aristodemo : "io non disprezzo, o Socrate , Dìo : ma lo stimo più magnifico di quel ch'abbia bisogno del culto mio. Anzi, ripigliò Socrate, con quanto maggior magnificenza si degna d'aver premura di noi, tanto più dobLiamo onorarlo. Aristodemo. Sappi che se credessi aver gl'Iddii pensiero di noi, io non gli trascurerei."Socrate. E credi tu che non ne abbian pensiero ? i quali primieramente hanno l' uomo solo tra tutti gli animali formato dritto ( e questa figura dritta fa che noi possiamo da maggior lontananza vedere e guardar meglio le cose che sono sopra di noi, e minor nocumento ricevere ) e ci hanno dato la vista , l' udito e la bocca. Dipoi a tutti gli altri animali che ramplcano sulla terra, han dato i piedi, i quali forniscono solamente il poter camminare ; all' uomo poi hanno aggiunto le mani, le quali fanno moltissime cose, per le quali noi siamo più felici degli altri animali. E in oltre avendo tutti gli animali la lingua, quella sola degli uomini hanno costituita in sì latta maniera, che toccando ora in un modo, ora altrove la bocca, articola la voce e significa tutto ciò che tra noi vogliamo scambievolmente significare . E non è opera di provvidenza l' aver dato agli altri animali i piaceri venerei, limitandoli a un certo tempo dell'anno , a noi poi sono concessi continuamente tino alla vecchiezza ? Né però solamente piacque a Dio di aver cura del nostro corpo ; ma (quel che è il massimo di tutti) ha intromesso nell'uomo un' anima di somma eccellenza. Perché di qual altro animale sente I' anima primieramente esservi gl'Iddii, i quali hanno queste grandissime e bellissime cose disposto ? Qual altro genere, fuor che gli uomini, presta culto agl' Iddii ? quale anima è più a proposito di quel che sia l' anima umana, a cautelarsi anticipatamente o dalla fame o dalla sete o da'freddi o da' caldi o per soccorrere alle malattia o esercitare la robustezza del corpo o faticare nell' apprender le scienze o più abile a tenere a memoria tutto ciò ch' abbia udito o veduto o imparato ? E non ti è manifestissimo che fra tutti gli altri animali gli uomini vivono come Dei, a tutti per la loro natura, pel corpo e per l'anima soprastando? Imperocché se alcuno avesse il corpo di bove e la mente d'uomo, non potrebbe fare quel che volesse ; né quegli animali che hanno le mani, ma sono privi di mente, han per questo alcun vantaggio su gli altri : e tu avendo conseguito ambedue queste cose pregevolissime, credi che gl' Iddii non abbiano di te pensiero ? Ma quando sarà che facciano qualche cosa segnalata, onde tu debba giudicare ch'essi pensano a te ?
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