Invenzione e diffusione della scrittura - TACITO, ANNALES (XI, 14)

Testo latino, traduzione letterale e commento

Primi per figuras animalium Aegyptii sensus mentis effingebant (ea antiquissima monimenta memoriae humanae impressa saxis cernuntur), et litterarum semet inventores perhibent;

Per primi attraverso le figure degli animali gli Egizi rappresentarono i pensieri della mente (quegli antichissimi ricordi della facoltà umana di tramandare si distinguono (sono distinti) in quanto impressi con dei sassi), e presentano se stessi (=semet) come inventori delle lettere.

inde Phoenicas, quia mari praepollebant, [litteras] intulisse Graeciae gloriamque adeptos, tamquam reppererint quae acceperant.

Quindi (narrano che, sottint. : perhibent prop. infinitiva) i Fenici, quando dominavano il mare, avessero introdotto le lettere in Grecia (letter. , alla Grecia) e avessero conquistato (=adeptos (esse): infin. passato dal verbo deponente adipiscor: conquisto) la gloria, come se (tamquam) avessero inventato le cose che avevano ricevuto (NB: reppererint è cong. perfetto da reperio: trovo, scopro…; acceperant è piuccheperfetto indic. da accipio: ricevo).

Quippe fama est Cadmum classe Phoenicum vectum, rudibus adhuc Graecorum populis artis eius auctorem fuisse.

È fama infatti (quippe) che Cadmo, trasportato da una flotta di Fenici, sia stato promotore di quest’arte (eius (=genit. sing. di is, ea, id: questo, esso) artis) con stecchetti (cioè usando delle stecche…) perfino (adhuc) presso i popoli greci (letter. , ai popoli dei Greci).

Quidam Cecropem Atheniensem vel Linum Thebanum et temporibus Troianis Palamedem Argivum memorant sedecim litterarum formas, mox alios, ac praecipuum Simoniden, ceteras repperisse.

Alcuni (quidam) ricordano che Cecrope l’ateniese o Lino il tebano e, ai tempi di Troia (temporibus Troianis), Palamede l’argivo avessero scoperto (repperisse) le forme di sedici lettere, (e che) poco dopo altri, e in particolare (praecipuum) Simonide, avessero scoperto le altre.

At in Italia Etrusci ab Corinthio Demarato, Aborigines Arcade ab Evandro didicerunt; et forma litteris Latinis [est] quae veterrimis Graecorum.

E in Italia gli Etruschi appresero (didicerunt: perf. att. indic. da disco: imparo) (le lettere, sott. ) dal corinzio Demarato, gli aborigeni dall’arcade Evandro; e la forma delle lettere latine (lett. (data) alle lettere latine) è quella che (era stata, sott. ) dei più antichi tra i Greci.

Sed nobis quoque paucae primum fuere, deinde additae sunt.

Ma anche da noi (nobis) in un primo tempo (primum) furono poche, quindi (ne) vennero aggiunte (altre, sott.).

Quo exemplo Claudius tres litteras adiecit, quae usui imperitante eo, post oblitteratae, aspiciuntur etiam nunc in aere publico per fora ac templa fixo.

Secondo quell'esempio (Quo exemplo: letter. , per il quale/quell’ esempio), Claudio aggiunse tre lettere, che, avendo(ne) lui ordinato l’uso (usui è dativo di usus, us: 4 decl. ) e in seguito essendo state cancellate, anche adesso vengono viste nell’area pubblica dove vi sono affissioni (fixo: partic. perfetto da figo, is, fixi, fixum, ere: conficcare; quindi le aree “conficcate”, cioè aree dove vi sono affissioni) lungo piazze e templi.(by Adriano T.)

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