Nerone pronuncia l'elogio funebre di Claudio - Versione latino di Tacito

Nerone pronuncia l'elogio funebre di Claudio Versione latino Tacito

Die funeris laudationem eius princeps exorsus est, dum antiquitatem generis, consulatus ac triumphos maiorum enumerabat, intentus ipse et ceteri; liberalium quoque artium commemoratio et nihil regente eo triste rei publicae ab externis accidisse pronis animi audita: postquam ad providentiam sapientiamque flexit, nemo risui temperare, quamquam oratio a Seneca composita multum cultus praeferret, ut fuit illi viro ingenium amoenum et temporis eius auribus accommodatum.

Adnotabant seniores, quibus otiosum et vetera et praesentia contendere, primum ex iis, qui rerum potiti essent, Neronem alienae facundiae eguisse. Nam dictator Caesar summis oratoribus aemulus; et Augusto prompta ac profluens et quae deceret principem eloquentia fuit.

Tiberius artem quoque callebat, qua verba expenderet, tum validus sensibus aut consulto ambiguus. Etiam Gai Caesaris turbata mens vim dicendi non corrupit; nec in Claudio, quotiens meditata dissereret, elegantiam requires. Nero puerilibus statim annis vividum animum in alia detorsit: caelare, pingere, cantus aut regimen equorum exercere; et aliquando carminibus pangendi inesse sibi elementa doctrinae ostendebat.

Il giorno del funerale il principe pronunciò l'elogio funebre di Claudio, mentre enumerava l'antichità della famiglia, i consolati ed i trionfi degli antenati, serio lui stesso e tutti gli altri; anche il ricordo della sua passione per gli studi liberali ed il fatto che, sotto la sua guida, niente di grave era accaduto allo stato dall'esterno furono ascoltati con attenzione e rispetto: ma quando passò a parlare della previdenza e della saggezza di Claudio nessuno riuscì a trattenere il riso, benchè il discorso, composto da Seneca, mostrasse molta cura formale dato che quell'uomo (Seneca) aveva un ingegno piacevole e conforme ai gusti del suo tempo.

Gli anziani, per i quali è un piacevole passatempo confrontare il passato ed il presente, osservavno che Nerone era stato il primo tra quelli che avevano raggiunto il sommo potere ad aver bisogno dell'eloquenza altrui. Il dittatore Cesare infatti riuscì ad emulare i massimi oratori; anche Augusto aveva un'eloquenza pronta e fluida adatta ad un principe. Tiberio conosceva anche l'arte di soppesare le parole, ora energico nell'espressione dei suoi pensieri ora di proposito ambiguo.

Anche la mente sconvolta di Gaio Cesare [Caligola] non inficiò la sua capacità oratoria; e neppure in Claudio si sarebbe lamentata la mancanza di eleganza tutte le volte che pronunciava discorsi precedentemente composti. Nerone, subito dagli anni della sua giovinezza, volse la sua mente vivace ad altri interessi: a scolpire, a dipingere, all'esercizio del canto o dell'equitazione; e talvolta, componendo poesie, dimostrava di possedere gli elementi essenziali della cultura.

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