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Cesare nel territorio dei sigambri (Versione di latino Cesare)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - versioni di cesare

 

 

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Cesare nel territorio dei sigambri

Autore: Cesare

 

Diebus decem omni opere effecto exercitus traducitur. Caesar ad utramque partem pontis firmo praesidio relicto in fines Sugambrorum contendit. Interim a compluribus civitatibus ad eum legati veniunt; quibus pacem atque amicitiam potentibus liberaliter respondet obsidesque ad se adduci iubet. At Sugambri ex eo tempore quo pons institui coeptus est fuga conparata hortantibus iis quos ex Tenctheris atque Usipetibus apud se habebant finibus suis excesserant suaque omnia exportaverant seque in solitudinem ac silvas abdiderant.
Caesar paucos dies in eorum finibus moratus omnibus vicis aedificiisque incensis frumentisque succisis se in fines Ubiorum recepit, atque his auxilium suum pollicitus, si a Suebis premerentur, haec ab iis cognovit: Suebos, postea quam per exploratore pontem fieri comperissent, more suo concilio habito nuntios in omnes partes dimisisse, uti de oppidis demigrarent, liberos, uxores suaque omnia in silvis deponerent, atque omnes qui arma ferre possent unum in locum convenirent: hunc esse delectum medium fere regionum earum, quas Suebi optinerent: hic Romanorum adventum expectare atque ibi decertare constituisse. Quod ubi Caesar comperit, omnibus iis rebus confectis quarum rerum causa traducere exercitum constituerat, ut Germanis metum iniceret, ut Sugambros ulcisceretur, ut Ubios obsidione liberaret, diebus omnino xvu trans Rhenum consumptis satis et ad laudem et ad utilitatem profectum arbitratus se in Galliam recepit pontemque rescidit.

In dieci giorni il lavoro fu portato a termine e l'esercito oltrepassò il fiume. Lasciati saldi presidi su entrambe le sponde, Cesare marciò verso il territorio dei Sicambri. Frattanto gli si presentano ambascerie di parecchie nazioni, alle cui richieste di pace e alleanza egli risponde benevolmente e ordina la consegna di ostaggi. Da quando erano incominciati i lavori per il ponte, i Sicambri, su pressione dei Tencteri e degli Usipeti che erano con loro avevano preparato la fuga ed evacuato i loro territori, portando con sé tutti i loro beni e rifugiandosi in foreste disabitati.
Cesare si trattenne pochi giorni nella regione dei Sugambri, dove diede alle fiamme tutti i villaggi e le singole abitazioni e distrusse i raccolti, quindi ripiegò nei territori degli Ubi a cui aveva promesso il suo aiuto in caso di attacco degli Svevi. Dagli Ubi venne a sapere quanto segue: gli Svevi, messi al corrente dai loro esploratori che si costruiva un ponte, tenuta un'assemblea, secondo il loro costume, avevano poi inviato emissari in tutte le direzioni, con l'ordine di evacuare le città e di mettere al sicuro nelle selve i figli, le mogli e ogni loro bene, mentre tutti gli uomini in grado di combattere dovevano radunarsi in un solo luogo, quasi al centro delle regioni controllate dagli Svevi: si era stabilito che lì avrebbero atteso l'arrivo dei Romani e combattuto. Cesare, quando lo seppe, avendo raggiunto gli scopi che lo avevano spinto ad attraversare il Reno (incutere timore ai Germani, punire i Sigambri, liberare gli Ubi dall'oppressione degli Svevi) e ritenendo, inoltre, che i diciotto giorni, in tutto, trascorsi al di là del Reno gli avessero procurato fama e vantaggi sufficienti, rientrò in Gallia e distrusse il ponte.

 

 

 

 

 

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