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Cesare prende tempo prima di consentire agli Elvezi di attraversare la provincia Gallica

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Cesare prende tempo prima di consentire agli Elvezi di attraversare la provincia Gallica

                     Autore: Cesare

 

Omnibus rebus ad profectionem comparatis diem dicunt, qua die ad ripam Rhodani omnes conveniant. Is dies erat a. d. V. Kal. Apr. L. Pisone, A. Gabinio consulibus.Caesari cum idem nuntiatum esset,magnis itineribus in Galliam ulteriorem contendit et intra paucos dies ad Genavam pervenit.Provinciae toti quam maximum potest militium numerum ipse imperat(erat omnino in Gallia ulteriore legio una),potem,qui erat ad Genavam,iubet rescindi.Ubi Caesaris adventum Helvetii cognoverunt,legatos ad eum mittunt nobilissimos civitatis,cuius legationis Nammeius et Vercloetius principem locum obtinebant,qui dicerent sibi esse in animo sine ullo maleficio iter per provinciam facere.Caesar,quod memoria tenebat L.Cassium consulem occisum esse exercitumque eius ab Helvetiis pulsum et sub iugum missum esse,transitus facultatem recusabat.Nam pro certo habebat Helvetios multos menses in Romanorum provincia mansuros omniaque vastaturos esse.Tamen,ut spatium temporis intercederet,legatis respondit paucos dies se ad deliberandum sumpturum esse et iis revertentibus ad Idus Apriles responsum daturum esse.



Ultimati i preparativi per la partenza, stabiliscono la data in cui avrebbero dovuto riunirsi tutti sulla riva del Rodano: cinque giorni prima delle calende di aprile, nell'anno del consolato di L. Pisone e A. Gabinio.Cesare, alla notizia phe gli Elvezi avrebbero tentato di attraversare la nostra provincia, affretta la partenza da Roma, si dirige a marce forzate verso la Gallia Ulteriore e raggiunge Ginevra. Ordina per tutta la provincia una leva in massa di soldati - in Gallia Ulteriore era di stanza un'unica legione - e dispone che venga tagliato il ponte vicino a Ginevra. Informati del suo arrrivo, gli Elvezi inviano un'ambasceria composta dai cittadini più ragguardevoli, guidata da Nammeio e Veruclezio, con il compito di informarlo che era loro intenzione attraversare la provincia senza arrecare danno alcuno, perché non vi era altra strada, e lo pregavano di acconsentire alla loro richiesta. Cesare, memore dell'uccisione del console L. Cassio e della sconfitta del suo esercito, costretto dagli Elvezi a passare Sotto il giogo, non riteneva di doverlo concedere; riteneva inoltre che quelle genti dall'animo ostile, se fosse stata data loro facoltà di attraversare la provincia, non si sarebbero astenute dal compiere illeciti e recar danno. Tuttavia, per guadagnar tempo fino all'arrivo dei soldati che aveva richiesto, rispose agli ambasciatori che si riservava qualche giorno per riflettere: se volevano una risposta ritornassero alle idi di aprile.
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