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I Romani in gravi difficoltà (Versione di latino Cesare)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - versioni di cesare

 

 

 

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I Romani in gravi difficoltà

Autore: Cesare

 

LAT: Caesar, cum ad dextrum cornu pervenisset, suos urgeri a Gallis vidit, signis in unum locum adductis,quartae cohortis omnibus centurionibus occisis, signo amisso, primipilo P.Sextio Baculo fortissimo viro, multis gravibusque vulneribus confecto.

Ubi animadvertit multos suos milites tardiores esse et nonnullos, deserto proelio, loco excedere ut tela vitarent, scuto uni militi detracto , quod ipse sine scuto in pugnam venerat, suorum omnium animos confirmavit. Postea Caesar signa inferre et manipulos laxare iussit. ducis adventu spe reddita militibus ac redintegrato animo, omnes milites suam virtutem ostendere optabant in imperatoris conspectu etiam in extremis suis rebus, itaque paulum hostium impetus tardatus est.



ITA: Cesare,giungendo dll'ala destra dell'esercito,vide i suoi che stavano per essere incalzati dai Galli,radunati in un solo luogo, uccisi tutti da centurioni della quarta coorte,perso il comando, il primo centurione P.Sesto Baculo uomo fortissimo,sfinito per le molti e gravi ferite. Dovunque osservò molti suoi soldati essere più lenti e alcuni, abbandonato il combattimento, allontanarsi dal luogo per evitare i colpi,strappato lo scudo a ciascun soldato, perchè egli stesso arrivasse in battaglia senza scudo, incoraggiò gli animi di tutti i suoi. In seguito cesare comandò di attacare e allargare le file dei manipoli.
restituita la speranza presso i soldati con l'arrivo del comandante, e ristabilito lo spirito, tutti i soldati sceglieranno di mostrare il proprio valore davanti all'imperatore, anche in una situazione disperata , pertanto fu firmato un pò l'impeto dei nemici.

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Cesare, terminato il suo discorso alla decima legione, si diresse verso l'ala destra, dove vide che i suoi erano alle strette e che i soldati della dodicesima legione, vicini l'uno all'altro, si impacciavano a vicenda, perché le insegne erano state raccolte in un sol luogo; tutti i centurioni e un vessillifero della quarta coorte erano caduti, il vessillo perduto, quasi tutti i centurioni delle altre coorti morti o feriti; tra di essi il primipilo P. Sestio Baculo, soldato di grandissimo valore, non riusciva più a reggersi in piedi, sfinito com'era dalle numerose e gravi ferite; gli altri andavano esaurendo le forze e alcuni della retroguardia, rimasti senza comandanti, lasciavano la mischia e si sottraevano ai colpi; il nemico non cessava di avanzare dal basso frontalmente e di premere dai lati. Quando vide che la situazione era critica e che non aveva truppe di rincalzo, prese lo scudo a un soldato della retroguardia (perché era giunto fin lì senza), avanzò in prima linea, si rivolse ai centurioni chiamandoli per nome, uno per uno, arringò i soldati e diede l'ordine di muovere all'attacco e di allargare i manipoli, perché i nostri potessero usare le spade con maggior facilità. Il suo arrivo infuse fiducia nei soldati e restituì loro il coraggio: ciascuno, pur in una situazione di estremo pericolo, voleva dar prova di valore agli occhi del comandante, per cui l'impeto dei nemici per un po' venne frenato.

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