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Proditorio attacco dei Britanni - Versione Cesare

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - versioni di cesare

 

 Autore: Cesare

 

 

Dum ea geruntur, legione ex consuetudine una frumentatum missa, quae appellabatur VII, neque ulla ad id tempus belli suspicione interposita, cum pars hominum in agris remaneret, pars etiam in castra ventitaret, ii qui pro portis castrorum in statione erant Caesari nuntiaverunt pulverem maiorem quam consuetudo ferret in ea parte videri quam in partem legio iter fecisset. Caesar id quod erat suspicatus aliquid novi a barbaris initum consilii, cohortes quae in statione erant secum in eam partem proficisci, ex reliquis duas in stationem succedere, reliquas armari et confestim sese subsequi iussit. Cum paulo longius a castris processisset, suos ab hostibus premi atque aegre sustinere et conferta legione ex omnibus partibus tela coici animadvertit. Nam quod omni ex reliquis partibus demesso frumento pars una erat reliqua, suspicati hostes huc nostros esse venturos noctu in silvis delituerant; tum dispersos depositis armis in metendo occupatos Subito adorti paucis interfectis reliquos incertis ordinibus perturbaverant, simul equitatu atque essedis circumdederant.

Genus hoc est ex essedis pugnae. Primo per omnes partes perequitant et tela coiciunt atque ipso terrore equorum et strepitu rotarum ordines plerumque perturbant, et cum se inter equitum turmas insinuaverunt, ex essedis desiliunt et pedibus proeliantur. Aurigae interim paulatim ex proelio excedunt atque ita currus conlocant ut, si illi a multitudine hostium premantur, expeditum ad quos receptum habeant. Ita mobilitatem equitum, stabilitatem peditum in proeliis praestant, ac tantum usu cotidiano et exercitatione efficiunt uti in declivi ac praecipiti loco incitatos equos sustinere et brevi moderari ac flectere et per temonem percurrere et in iugo insistere et se inde in currus citissime recipere consuerint


Quibus rebus perturbatis nostris [novitate pugnae] tempore oportunissimo Caesar auxilium tulit: namque eius adventu hostes constiterunt, nostri se ex timore receperunt. Quo facto, ad lacessendum hostem et committendum proelium alienum esse tempus arbitratus suo se loco continuit et brevi tempore intermisso in castra legiones reduxit



Mentre queste cose accadevano, come di consueto una legione, la settima, era stata inviata in cerca di grano (fino ad allora non si nutriva alcun sospetto di guerra, visto che parte dei Britanni si trovava nelle campagne, parte frequentava ancora l'accampamento romano). Le guardie dislocate alle porte del campo annunziarono a Cesare che, nella direzione in cui si era mossa la nostra legione, si vedeva levarsi più polvere del solito. Cesare, sospettando che i barbari, come in effetti era, stessero tentando qualche novità, ordinò alle coorti di guardia di partire con lui in quella direzione, e a due delle altre di prendere il loro posto: le rimanenti avrebbero dovuto armarsi e seguirlo al più presto. A una certa distanza dal campo, vide che i suoi erano pressati dal nemico e resistevano a fatica: sulla legione, serrata, piovevano frecce da tutti i lati. Ecco che cosa era accaduto: poiché il grano era stato raccolto in tutti i campi tranne uno, i nemici, supponendo che i nostri si sarebbero qui diretti, di notte si erano nascosti nelle selve; poi, erano piombati all'improvviso sui nostri, che si erano sparpagliati e avevano deposto le armi per attendere alla mietitura. Ne avevano uccisi pochi, ma gli altri, che non riuscivano a riformare i ranghi ed erano in pieno scompiglio, li avevano accerchiati contemporaneamente con i cavalieri e gli essedari.

La loro tecnica di combattimento con i carri è la seguente: prima corrono in tutte le direzioni, scagliano frecce e con i loro cavalli e lo strepito delle ruote gettano il panico, in genere, tra le file avversarie, che si disuniscono; poi, quando riescono a penetrare tra gli squadroni di cavalleria, scendono dai carri e combattono a piedi. Nel frattempo, gli aurighi a poco a poco si allontanano dalla mischia e piazzano i carri in modo tale che i loro compagni, nel caso siano incalzati da un gran numero di nemici, abbiano la possibilità di mettersi rapidamente al sicuro. Così, nelle battaglie si assicurano la mobilità dei cavalieri e la stabilità dei fanti. Grazie alla pratica e all'esercizio quotidiano sono capaci di frenare, anche in pendii a precipizio, i cavalli lanciati al galoppo, di moderarne la velocità e di cambiare direzione in poco spazio, di correre sopra il timone del carro, di tenersi fermi sul giogo dei cavalli e poi, da qui, di ritornare sui carri in un attimo.


Perciò, mentre i nostri erano disorientati dall'insolita tattica di combattimento, Cesare giunse in aiuto nel momento più opportuno: con il suo arrivo, infatti, i nemici si arrestarono, i nostri ripresero coraggio. Tuttavia, Cesare ritenne che non fosse il momento adatto per sfidare gli avversari e attaccar battaglia, perciò tenne le proprie posizioni e, poco dopo, ricondusse le legioni all'accampamento.


 

  

 

 

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