Versione Tirocinium - Cicerone - Bisogna mettere fine all'arroganza di Mitridate

Versione tirocinium Bisogna mettere fine all'arroganza di Mitridate versione latino Cicerone

Et quoniam semper appetentes gloriae praeter ceteras gentis atque avidi laudis fuistis, delenda est vobis ill macula Mithridatico bello superiore concepta, quae penitus iam insedit ac nimis inveteravit in populi Romani nomine, —quod is, qui uno die, tota in Asia, tot in civitatibus, uno nuntio atque una significatione [litterarum] civis Romanos necandos trucidandosque denotavit, non modo adhuc poenam nullam suo dignam scelere suscepit, sed ab illo tempore annum iam tertium et vicesimum regnat, et ita regnat, ut se non Ponti neque Cappadociae latebris occultare velit, sed emergere ex patrio regno atque in vestris vectigalibus, hoc est, in Asiae luce versari.
Etenim adhuc ita nostri cum illo rege contenderunt imperatores, ut ab illo insignia victoriae, non victoriam reportarent. Triumphavit L. Sulla, triumphavit L. Murena de Mithridate, duo fortissimi viri et summi imperatores; sed ita triumpharunt, ut ille pulsus superatusque regnaret. Verum tamen illis imperatoribus laus est tribuenda quod egerunt, venia dandaquod reliquerunt, propterea quod ab eo bello Sullam in Italiam res publica, Murenam Sulla revocavit.
Mithridates autem omne reliquum tempus non ad oblivionem veteris belli, sed ad comparationem novi contulit: qui [postea] cum maximas aedificasset ornassetque classis exercitusque permagnos quibuscumque ex gentibus potuisset comparasset, et se Bosporanis finitimis suis bellum inferre similaret, usque in Hispaniam legatos ac litteras misit ad eos duces quibuscum tum bellum gerebamus, ut, cum duobus in locis disiunctissimis maximeque diversis uno consilio a binis hostium copiis bellum terra marique gereretur, vos ancipiti contentione districti de imperio dimicaretis.
Sed tamen alterius partis periculum, Sertorianae atque Hispaniensis, quae multo plus firmamenti ac roboris habebat, Cn. Pompei divino consilio ac singulari virtute depulsum est; in altera parte ita res a L. Lucullo summo viro est administrata, ut initia illa rerum gestarum magna atque praeclara non felicitati eius, sed virtuti, haec autem extrema, quae nuper acciderunt, non culpae, sed fortunae tribuenda esse videantur.

Sed de Lucullo dicam alio loco, et ita dicam, Quirites, ut neque vera laus ei detracta oratione mea neque falsa adficta esse videatur:
De vestri imperi dignitate atque gloria—quoniam is est exorsus orationis meae— videte quem vobis animum suscipiendum putetis. Maiores nostri saepe mercatoribus aut naviculariis nostris iniuriosius tractatis bella gesserunt: vos, tot milibus civium Romanorum uno nuntio atque uno tempore necatis, quo tandem animo esse debetis? Legati quod erant appellati superbius, Corinthum patres vestri totius Graeciae lumen exstinctum esse voluerunt: vos eum regem inultum esse patiemini, qui legatum populi Romani consularem vinculis ac verberibus atque omni supplicio excruciatum necavit? Illi libertatem imminutam civium Romanorum non tulerunt: vos ereptam vitam neglegetis? ius legationis verbo violatum illi persecuti sunt: vos legatum omni supplicio interfectum relinquetis?

Dal momento che voi avete sempre desiderato la gloria e ambito agli elogi, soprattutto da parte degli altri popoli, dovete cancellare la macchia procurata dalla prima guerra contro Mitridate, un'onta che ha lasciato una traccia profonda e fin troppo duratura sul nome del popolo romano: infatti colui che in un solo giorno, in tante città dell'intera Asia, con un unico annuncio ed un unico segnale procurò la morte ed il massacro di tutti i cittadini romani, non solo non ha subito sino ad oggi pene adeguate al suo crimine, ma da allora sono ventidue anni che regna, e per di più regna in modo tale da non desiderare di nascondersi nei recessi del Ponto e della Cappadocia, ma anzi di uscir fuori dal regno paterno e spingersi nei territori a voi tributari, cioè in una vasta area dell'Asia.
E finora i nostri generali hanno lottato con quel re in modo da riportare dalla guerra contro di lui i trofei tipici della vittoria, ma non una vittoria reale. Su Mitridate hanno trionfato Lucio Silla e Lucio Murena, entrambi uomini valorosissimi e generali molto apprezzati, ma essi hanno trionfato in maniera tale che Mitridate, pur scacciato e vinto, ha continuato a regnare. Occorre tuttavia lodare quei generali per ciò che hanno fatto, scusarli per aver lasciato il loro incarico, considerato che Silla fu richiamato in Italia dalla situazione politica, Murena da Silla.

Mitridate, da parte sua, ha dedicato tutto il tempo lasciato a sua disposizione, non a dimenticare la guerra passata ma a prepararne una nuova.

Egli, dopo aver costruito ed allestito potentissime flotte ed eserciti molto numerosi, prendendo i soldati da tutti i popoli possibili, ed aver finto di portare guerra agli abitanti del Bosforo, suoi vicini, inviò ambasciatori e lettere in Spagna ai generali che noi in quella regione stavamo combattendo; mentre i due eserciti nemici conducevano di comune accordo la guerra per terra e per mare in due luoghi distantissimi e del tutto diversi, era suo intento quello di costringervi a combattere per l'impero romano impegnati su due fronti.
Ciò nonostante Gneo Pompeo, con la sua divina saggezza ed il suo straordinario valore, allontanò il pericolo proveniente da parte di Sertorio e della Spagna, dove i nemici avevano sostegno e forze molto maggiori; nei confronti dell'altra parte, Lucio Lucullo, uomo di grandi risorse, si comportò in modo tale, che l'inizio favorevole e brillante della sua campagna sembra si debba attribuire non alla fortuna, ma al suo valore, e al contrario, gli avvenimenti recenti non a suoi errori, ma alla sfortuna.

Ma parlerò di Lucullo in un altro momento, e ne parlerò in maniera tale, o Quiriti, che le mie parole non diano l'impressione di sottrargli la gloria che gli spetta o attribuirgli meriti inesistenti.
Per quanto riguarda la rispettabilità e la gloria del vostro impero, dal momento che da quel punto è iniziato il mio discorso, valutate bene quale sia l'atteggiamento più opportuno da assumere. I nostri antenati hanno sempre combattuto in difesa dei mercanti e degli armatori romani, per certi aspetti offesi: quale atteggiamento dovreste tenere voi, dal momento che, con un unico ordine e nello stesso giorno, sono state trucidate tante migliaia di cittadini romani ? I vostri padri vollero l'estinzione di Corinto, luce di tutta la Grecia, per il solo fatto che gli ambasciatori erano stati trattati con parole altezzose; voi invece tollererete che resti impunito il re che fece uccidere un ambasciatore del popolo romano, un proconsole, dopo averlo messo in catene e sottoposto a varie torture? I vostri padri non tollerarono che fosse intaccata la libertà dei cittadini romani, e voi invece non vi preoccuperete che venga tolta loro la vita? Essi punirono la semplice violazione verbale del diritto delle ambascerie, e voi non vendicherete un ambasciatore sottoposto ad ogni genere di torture?

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