Cicerone accusa Verre di furto

Populi Romani sacerdotes, cum in nostra urbe Cereris pulcherrimum et magnificentissimum templum esset tamen usque ad Hennam proficiscebantur.

Tanta enim illius religionis auctoritas et vetustas erat, ut, cum illuc irent, non ad Cereris aedem, sed ad ipsam Cererem illi profecti esse viderentur. Dico hanc ipsam Cererem antiquissimam a C.

Verre ex templis suis ac sedibus sublatam esse. Cum ego Hennam venissem, ad me Cereris sacerdotes cum infulis ac verbenis venerunt; civium contio fuit et tanti gemitus et fletus fiebant, ut luctus tota urbe acerbissimus esse videretur.

Hic dolor tantus erat, ut Verres, cum Hennam pervenissent, ipsam Cererem abripuisse videretur. Urbs illa enim non urbs, sed Cereris fanum esse mihi videtur; illius civitatis cives non cives, sed Cereris sacerdotes omnes esse videntur.

I sacerdoti del popolo romano benché ci fosse nella nostra città un bellissimo e grandissimo tempio di Cerere, tuttavia si recarono sempre ad Enna.

Era infatti tanto il prestigio e l'antichità di quella religione, che mentre andavano li sembrava che partissero non per il tempio di Cerere ma per Cerere stessa. Dico che questa Cerere stessa, la più antica fu tolta dai suoi templi e dalle sue sedi da Verre.

Quando io andai ad Enna le sacerdotesse di Cerere arrivarono da me con bende con le infule e i ramoscelli sacri e ci fu una un'adunanza di cittadini e si fecero tanti gemiti e pianti, sembrava  che ci fosse un lutto molto doloroso in tutta la città.

Questo dolore era così grande che Verre, quando giunse ad Enna, sembrava che avesse rapito la stessa Cerere. Mi sembrò che quella città non fosse una città ma il santuario di Cerere;  quei cittadini non cittadini ma tutti sembrava fossero  sacerdotesse di Cerere

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