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Cicerone scrive a Varrone - Versione di Cicerone

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Cicerone scrive a Varrone

Autore: Cicerone
Cicero Varroni salutem plurimam dicit.
S.V.B.E.E.Q.V. Etsi quid scriberem non habebam, tamen Caninio tabellario ad te eunti non potui nihil dare. quid ergo potissimum in epistula scribam? quod velle te puto, cito me ad te esse venturum; etsi vide, quaeso, satisne rectum sit nos hoc tanto incendio civitatis in istis locis esse. Dabimus sermonem iis qui nesciunt nobis, quocumque in locus simus, eundem cultum eundem victum esse. Quid refert? tamen in sermonem incidemus valde id, credo, laborandum est, ne, cum omnes in omni genere et scelerum et flagitiorum volutentur, nostra nobiscum aut inter nos cessatio vituperetur. ego vero persequar te; quamvis enim sint haec misera (quae sunt miserrima), tamen artes nostrae nescio quo modo nunc uberiores fructus ferre videntur, quam olim ferebant; sive quia nulla nunc in re alia acquiescimus, sive quod gravitas morbi facit ut medicinae egeamus eaque nunc appareat, cuius vim non sentiebamus cum valebamus

Cicerone saluta moltissimo Varrone.
Se stai bene, sono contento: anch'io sto bene! Quantunque io non abbia di che scrivere, tuttavia non ho potuto non dare niente al corriere Caninio in partenza verso di te. Che cosa dunque dovrei in particolare scrivere nella lettera? Ciò che ritengo che tu voglia, che presto io verrò da te; vedi anche se, per grazia, sia proprio giusto che io, in questo così cruciale momento per la città, me ne stia in questi luoghi. Darei di che parlare a coloro che non sanno che, in qualunque luogo io mi trovi, ho le stesse usanze e lo stesso modo di vivere. Che importa? Tuttavia sarei oggetto di chiacchiere. Fatto sta che sarei argomento di critiche! Io credo  che  in una situazione di scelleratezza e vergogna generale  dobbiamo saldamente evitare che la nostra astensione  sia oggetto di rimprovero. Perr quanto mi riguarda, sarò presto da te: infatti, benchè la situazione sia pregiudicata - anzi disastrosa - tuttavia - non so come - i nostri studi sembrano ora in grado di apportare frutti più maturi e importanti che nel passato; forse  perchè in questo momento non possiamo occuparci d'altro, o forse perchè la grave malattia  fa sin modo che ricorriamo ad una  medicina* : essa ora ci mostra tutta la sua importanza e forza, che sottovalutavamo quand'eravamo in salute.
 
 
* qui Cicerone allude alla filosofia come medicina
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