Elogio della filosofia - versione latino

Elogio della filosofia versione latino Cicerone
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O vitae philosophia dux, o virtutis indagatrix expultrixque vitiorum! Quid non modo nos, sed omnino vita hominum sine te esse potuisset? Tu urbes peperisti, tu dissipatos homines in societatem vitae convocasti, tu eos inter se primo domiciliis deinde coniugiis iunxisti, tu inventrix legum, tu magistra morum et disciplinae fuisti.

Ad te confugimus, a te opem petimus, tibi nos penitus totosque tradimus. Cuius potius opibus utamur quam tuis, quae et vitae tranquillitatem largita nobis e set terrorem mortis sustulisti?

Ac philosophia tantum quidam abest ut, proinde ac de hominum est vita merita, laudetur ut, a plerisque neglecta, a multis etiam vituperetur.

O filosofia, condottiera di vita, ricercatrice della virtù ed eliminatrice dei vizi! Che cosa potremmo essere non solo noi, ma anche la vita degli uomini senza di te? Tu hai creato le città, tu hai portato a vivere in società gli uomini dispersi, tu li hai riuniti fra loro innanzitutto con i tuoi domicili, in seguito con i legami matrimoniali, tu hai inventato la legge ed hai insegnato i costumi e la disciplina.

Noi in te ci rifugiamo, ricorriamo al tuo aiuto, non a te completamente ci affidiamo.

Quale altra forza imploreremmo piuttosto che la tua che ci ha procurato la pace della vita e che ci ha rassicurato sul timore della morte? Tuttavia si è ben lontani dal rendere alla filosofia l’omaggio che le è dovuto, numerosi uomini la trascurano, molti la criticano persino.

dal libro Latino italiano versioni per il triennio

Sed et huius culpae et ceterorum vitiorum peccatorumque nostrorum omnis a philosophia petenda correctio est. Cuius in sinum cum a primis temporibus aetatis nostra voluntas studiumque nos compulisset, his gravissimis casibus in eundem portum, ex quo eramus egressi, magna iactati tempestate confugimus. O vitae philosophia dux, o virtutis indagatrix expultrixque vitiorum! quid non modo nos, sed omnino vita hominum sine te esse potuisset ? tu urbis peperisti, tu dissipatos homines in societatem vitae convocasti, tu eos inter se primo domiciliis, deinde coniugiis, tum litterarum et vocum communione iunxisti, tu inventrix legum, tu magistra morum et disciplinae fuisti; ad te confugimus, a te opem petimus, tibi nos, ut antea magna ex parte, sic nunc penitus totosque tradimus. Est autem unus dies bene et ex praeceptis tuis actus peccanti inmortalitati anteponendus. Cuius igitur potius opibus utamur quam tuis, quae et vitae tranquillitatem largita nobis es et terrorem mortis sustulisti?

Ma ogni correzione sia di questa colpa che dei nostri altri vizi ed errori è necessario chiederla alla filosofia. Dal momento che la mia volontà e il mio desiderio mi avevano spinto sin (dai primi tempi dell'età) dalla prima giovinezza a trovare rifugio nel suo grembo, in queste gravissime circostanze mi sono messi al riparo in quello stesso porto tranquillo, dal quale ero stato cacciato, sballottato da una violenta burrasca. Oh filosofia, guida della vita, oh tu che ricerchi la virtù e cacci i vizi! Senza di te che cosa avrebbe potuto essere non solo la mia vita, ma in generale quella degli altri uomini? Tu hai generato le città, tu hai chiamatoalla vita comune gli uomini dispersi, tu li hai aggregati tra di loro dapprima con le case, poi con i matrimoni, e per finire con la comunanza della scrittura e del parlare, tu sei stata l'inventrice delle leggi, tu maestra di moralità e di regole di vita; da te trovo rifugio, a te chiedo aiuto, a te, come prima in gran parte, così ora mi affido completamente. E inoltre si deve anteporre un solo giorno ben vissuto seguendo i tuoi insegnamenti all'immortalità nell'errore. Dovremmo dunque utilizzare le sue risorse piuttosto che quelle elargite da te, che ci hai concesso la tranquillità della vita e hai eliminato il terrore della morte?

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