Elogio della vecchiaia operosa - Cicerone versione latino Sermo et humanitas

Elogio della vecchiaia operosa
versione latino Cicerone traduzione libro sermo et humanitas

Ego Q. Maximum senem adulēscens ita dilexi ut aequalem.

Erat enim in illo viro comitate condīta (mitigata) gravitas nec senectus mores mutavĕrat. Quamquam (per altro) eum colĕre coepi non admŏdum grandem natu, sed tamen iam aetate provectum. Anno enim post consul primum (avv. ) fuĕrat, quam ego natus sum, cumque eo quartum (avv. ) consule adulescen­ tulus miles ad Capuam profectus sum. Multa in eo viro praeclara cognovi;

sed nihil admirabilius quam quo modo ille mortem filii tulit, clari viri et consularis. Nec vero ille in luce modo atque in oculis civium magnus (fuit), sed intus domique praestantior. Quorsus igitur haec tam multa de Maximo? Quia profecto videtis nefas esse dictu miseram fuisse talem senectutem.

Nec tamen omnes possunt esse Scipiones aut Maximi, ut urbium expugnationes, ut pedestres navalesque pugnas, ut bella a se gesta, ut triumphos recordentur. Est etiam placida ac lenis senectus, qualem accepimus Platonis, qui uno et octogesimo anno scribens est mortuus, qualem Isocratis, qui eum librum, qui Panathenaicus inscribitur, quarto et nonagesimo anno scripsisse se dicit, vixitque quinquennium postea

Io adolescente ho voluto tanto bene a Q.

Massimo da vecchio come fosse un coetaneo. C'era infatti in quell'uomo una serietà mitigata dall'affabilità e la vecchiaia non ne aveva modificato i comportamenti. Peraltro ho cominciato ad apprezzarlo non essendo ancora tanto adulto, ma comunque già abbastanza maturo. Nell'anno infatti dopo il quale era stato console per la prima volta dopo la mia nascita, e sono partito giovincello soldato per Capua quando lo fu per la quarta volta. Ho conosciuto molte cose eccellenti in quell'uomo;

ma nulla di più ammirevole di come egli sopportò la morte del figlio, uomo noto ed ex console. Ed egli in verità non solo fu grande apertamente (lett. alla luce) agli occhi dei cittadini, ma fu assai eminente anche in casa. A che fine dunque così tante cose a proposito di Massimo? Perché di sicuro è ingiusto dire che tale vecchiaia fu misera.

E tuttavia non tutti possono essere Scipioni o Massimi, per espugnazioni di città, per battaglie terrestri e navali, per guerre da loro condotte, per il ricordo dei trionfi (lett. perché si ricordino i trionfi). E infatti una placida e lieve vecchiaia, quale ci hanno detto di Platone, che morì mentre stava scrivendo ad ottantuno anni, quale quella di Isocrate, che afferma di aver scritto il libro intitolato "Panatenaico" a no vanta quattro anni, e visse ancora per un quinquennio.

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