Epicuro ci ha liberato dal terrore degli dei  - versione Cicerone

Epicuro ci ha liberato dal terrore degli dei

Nihil deus agit, nullis occupationibus est inplicatus, nulla opera molitur, sua sapientia et virtute gaudet.

Hunc deum rite beatum dixerimus, vestrum1 vero laboriosissimum. Inposuistis1 enim in cervicibus nostris sempiternum dominum, quem dies et noctes timeremus. Quis non timeat deum omnia providentem et cogitantem et animadvertentem et omnia ad se pertinere putantem, curiosum et plenum negotii?

Hinc vobis extitit primum illa fatalis necessitas; sequitur divinatio, qua tanta inbueremur superstitione, si vos audire vellemus, ut haruspices, augures, harioli, vates, coniectores nobis essent colendi.

His terroribus ab Epicuro soluti et in libertatem vindicati, nec metuimus eos quos intellegimus nullam molestiam quaerere, et pie sancteque colimus naturam excellentem atque praestantem.

Dio non fa nulla, non è coinvolto in nessuna attività, non si occupa di nessun lavoro, gode della sua saggezza e della (sua) virtù.

Giustamente diremo (che) questo dio (è) felice, mentre (definiremo) il vostro (Dio) molto indaffarato. Infatti avete posto sopra le nostre teste un padrone eterno, da temere giorno e notte1. Chi non temerebbe un Dio che pensa e provvede a tutto, che osserva (tutto) e che pensa che tutto lo riguardi, (un Dio) intrigante e mai tranquillo2? Da qui è nata per voi prima di tutto quella (= la ben nota) necessità del fato;

segue la divinazione, a causa della quale, se volessimo darvi retta, saremmo intrisi di tanta superstizione, da dover venerare gli aruspici, gli àuguri, gli astrologi, gli indovini, gli interpreti dei sogni.

Sciolti da queste paure grazie ad3 Epicuro e messi in libertà, non temiamo quegli (dèi) che comprendiamo che non cercano alcun fastidio, e con devozione e religiosità veneriamo la (loro) natura eccellente e superiore.

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