Epicuro si esprime in modo ambiguo - Cicerone versione latino

Epicuro si esprime in modo ambiguo
versione latino Cicerone

Dubium est enim, utrum dicat aliquid esse beatum et inmortale an, si quod sit, id esse tale.

Non animadvertunt hic eum ambigue locutum esse, sed multis aliis locis et illum et Metrodorum tam aperte quam paulo ante te.

Ille vero deos esse putat, nec quemquam vidi, qui magis ea, quae timenda esse negaret, timeret, mortem dico et deos: Quibus mediocres homines non ita valde moventur, his ille clamat omnium mortalium mentes esse perterritas;

tot milia latrocinantur morte proposita, alii omnia, quae possunt, fana conpilant: Credo aut illos mortis timor terret aut hos religionis.

Vi è il dubbio infatti se egli affermi che esiste un essere felice ed immortale o si limiti a dire che, posto che tale essere esista, sia quale egli lo immagini.

Sfugge a costoro che, se in questo passo Epicuro si è espresso in modo ambiguo, in altri passi sia lo stesso Epicuro, sia Metrodoro espongono l'argomento con la stessa chiarezza con la quale ti sei espresso tu poco fa.

Egli, cioè, crede veramente negli dèi e io non ho mai visto nessuno che, più » di lui, temesse quelle cose che egli sosteneva non doversi temere, voglio dire gli dèi e la morte. Per gli uomini comuni terrori del genere non hanno troppo peso;

a sentir lui, invece, ne sarebbero sconvolte le menti di tutti i mortali! Ben terribile deve apparire la morte ai tanti criminali che si danno ai latrocini con la prospettiva della pena capitale, ben terribile deve presentarsi la maestà divina a quelli che van depredando tutti i santuari che capitano loro a portata di mano!

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