Esercitarsi all'eloquenza - Cicerone versione latino tradotta

Esercitarsi all'eloquenza
versione latino Cicerone

In cotidianis autem commentationibus equidem mihi adulescentulus proponere solebam illam exercitationem maxime, qua C.

Carbonem nostrum illum inimicum solitum esse uti sciebam, ut aut versibus propositis quam maxime gravibus aut oratione aliqua lecta ad eum finem, quem memoria possem comprehendere, eam rem ipsam, quam legissem, verbis aliis quam maxime possem lectis, pronuntiarem; sed post animadverti hoc esse in hoc viti, quod ea verba, quae maxime cuiusque rei propria quaeque essent ornatissima atque optima, occupasset aut Ennius, si ad eius versus me exercerem, aut Gracchus, si eius orationem mihi forte proposuissem: ita, si eisdem verbis uterer, nihil prodesse;

si aliis, etiam obesse, cum minus idoneis uti consuescerem. [155] Postea mihi placuit, eoque sum usus adulescens, ut summorum oratorum Graecas orationes explicarem, quibus lectis hoc adsequebar, ut, cum ea, quae legeram Graece, Latine redderem, non solum optimis verbis uterer et tamen usitatis, sed etiam exprimerem quaedam verba imitando, quae nova nostris essent, dum modo essent idonea.

da giovanissimo, parte mia mi sottoponevo nella preparazione quotidiana, di solito (mi sottoponevo) soprattutto a quel tipo di esercizio che sapevo essere abitualmente praticato dal mio nemico Gaio Carbone: postimi davanti dei versi di particolare solennità, oppure scelta una parte di orazione di estensione tale da poter essere tenuta a mente, solevo recitare proprio quello che avevo letto con altre parole, scelte con la maggior cura possibile. In seguito mi resi conto però che in questo esercizio c'era questo errore: il fatto che le parole di volta in volta più appropriate, più eleganti, più belle, le aveva già adoperate Ennio, se mi esercitavo con i suoi versi, oppure Gracco, se avevo scelto una sua orazione;

pertanto, se usavo le medesime parole, non ne traevo alcun beneficio; se ne usavo altre, ne avevo addirittura un danno, poiché mi abituavo a usare termini meno precisi.

Poi decisi di passare alla traduzione libera di orazioni dei massimi oratori greci, un esercizio che ho praticato un pò più avanti negli anni. Il risultato di tale lettura era che, traducendo in latino ciò che avevo letto in greco, non solo adoperavo le espressioni migliori, e tuttavia già in uso nella nostra lingua, ma anche coniavo, per analogia, parole nuove per i nostri concittadini, ben accette, purchè appropriate.

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