Est sapientis rem publicam adire - Cicerone versione latino

Est sapientis rem publicam adire versione latino Cicerone

Neque hac nos patria lege genuit aut educavit ut nulla quasi alimenta exspectaret a nobis, ac tantummodo nostris ipsa commodis serviens tutum perfugium otio nostro suppeditaret et tranquillum ad quetem locum, sed ut plurimas et maximas nostri animi ingenii consilii partis ipsa sibi ad utilitatem suam pigneraretur, tantumque nobis in nostrum privatum usum quantum ipsi superesse posset remitteret.

Iam illa perfugia, quae sumunt sibi ad excusationem quo facilius otio perfruantur, certe minime sunt audienda, cum ita dicunt accedere ad rem publicam plerumque homines nulla re bona dignos, cum quibus comparari sordidum, confligere autem multitudine praesertim incitata miserum et peicolosum sit;

quam ob rem neque sapientis esse accipere habenas cum insanos atque indomitos impetus volgi cohibere non possit, neque liberi cum inpuris atque anmanibus adversariis decertantem vel contumeliarum verbera subire, vel expectare sapienti non ferendas iniurias: proinde quasi bonis et fortibus et magno animo praeditis ulla sit ad rem publicam adeundi causa iustor quam ne pareant inprobis, neve ab isdem lacerari rem publicam patiantur, cum ipsi auxilium ferre si cupiant non queant.

La patria non ci ha generato o allevato con questa legge, che non si aspettasse da noi quasi nessun alimento, e facendo essa soltanto i nostri interessi, che offrisse una sicura protezione al nostro ozio ed un luogo tranquillo per il riposo, ma che essa stessa riservasse a sé ed a proprio vantaggio le più grandi e importanti parti del nostro animo, dell’intelletto e del senno, e lasciasse a noi per il nostro uso privato soltanto quanto potesse sopravanzare a lei stessa. Già quelle scuse, che si attribuiscono come pretesto per fruire dell'ozio più facilmente, non bisogna di certo ascoltarle assolutamente, proprio quando dicono che accede alla vita pubblica la maggior parte degli uomini dotati di nessuna buona qualità, con i quali è turpe paragonarsi, che sarebbe poi pericoloso e misero battersi contro una moltitudine soprattutto se impetuosa;

per questo motivo né è proprio del saggio prendere le redini (dello Stato) non potendo frenare i folli e indomabili impeti del popolo, né (è proprio) dell'uomo libero, combattendo contro avversari crudeli e corrotti, o subire l'offesa delle ingiurie, o per il saggio aspettarsi offese intollerabili: come se per i buoni e per i forti e per coloro che sono dotati di un grande animo non vi sia alcun motivo più giusto di dedicarsi allo stato di quello di non sottomettersi ai disonesti, né tollerare che lo stato sia lacerato dagli stessi, mentre essi non possono portargli aiuto (allo Stato) se lo desiderano.

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