Gioco e Scherzo- Versione latino di Cicerone da La lingua dei romani

Gioco e scherzo
Versione di latino di Cicerone
LIBRO La lingua dei romani

Ludo et ioco uti illo quidem licet, sed, sicut somno et quietibs ceteris, tum, cum gravibus seriisque rebus satisfecerimus.

Ipsumque genus iocandi non profusum nec immodestus, sed ingenuum et facetum esse debet. Ut enim pueris non omnem ludendi licentiam damus, sed eam, quae ab honestate non sit aliena, sic in ipso ioco aliquod probi ingenii lumen eluceat.

Duplex omnino est iocandi genus: unum illiberale, petulans, flagitiosum, obscenum; alterum elegans, urbanum, ingeniosum, facetum. Facilis igitur est distincio ingenui et illiberalis ioci;

alter est, si tempore fit, homine vel gravi dignus, alter ne libero quidem, si rerum turpitudo adhibetur aut verborum obscenitas. Ludendi etiam est quidam modus retinendus, ne nimis omnia profundamus elatique voluptate in aliquam turpitudinem delabamur.

E' lecito certamente servirsi del gioco e dello scherzo, ma come per il sonno e tutti gli altri modi di riposare, allor quando avremo adempiuto gli affari seri e importanti.

E lo stesso genere dello scherzo dev'essere non eccessivo e sfrenato ma leale e piacevole. Come infatti non concediamo ai fanciulli ogni libertà nel gioco, ma quella che non sia lontana dall'onestà, così nello stesso gioco risplenda un qualche lume di un'indole onesta.

Ci sono, insomma, due modi di scherzare: uno ignobile, sfacciato, vergognoso e disonesto, l'altro elegante, cortese, spiritoso e piacevole. E' dunque facile la distinzione tra uno scherzo nobile ed uno scortese;

l'uno è meritevole, se fatto a tempo giusto, anche dell'uomo austero; l'altro non è meritevole neppure dell'uomo libero, se si aggiunge all'infamia delle cose, l'indecenza delle parole. Anche nello scherzare è da considerare una certa moderazione affinché non sperperiamo tutto eccessivamente e trascinati dal piacere, scivoliamo in qualche turpitudine.

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