Gli epicurei la pensano diversamente - Cicerone versione latino Munera

Gli epicurei la pensano diversamente
versione latino Cicerone

Et queruntur quidam Epicurei, viri optiminam nullum genus est minus malitiosum, - me studiose dicere contra Epicurum.

Ita credo, de honore aut de dignitate contendimus. Mihi summum in animo bonum videtur, illi autem in corpore, mihi in virtute, illi in voluptate. Et illi pugnant, et quidem vicinorum fidem implorant—multi autem sunt, qui statim convolent -; ego sum is qui dicam me non laborare, actum habiturum, quod egerint.

Quid enim? de bello Punico agitur?

De quo ipso cum aliud M. Catoni, aliud L. Lentulo videretur, nulla inter eos concertatio umquam fuit: hi nimis iracunde agunt, praesertim cum ab is non sane animosa defendatur sententia, pro qua non in senatu, non in contione, non apud exercitum neque ad censores dicere audeant.

E dire che ci sono Epicurei - bravissimi uomini - infatti non c'è gente che sia più in bona fede di loro - che si lamentano che io ce l'ho con Epicuro: Già, come se si trattasse di una questione d'onore, di dignità.

Il bene supremo per me è nell'anima, per loro è nel corpo, per me è nella virtù, per loro è nel piaere. Loro si battono e invocano l'aiuto dei compagni e ce ne sono tanti pronti a correre subito.

Io invece sono uno che non si scalda, qualunque cosa loro facciano, ci passerò sopra. Che diamine? Neanche si stessa a dibattere sulla guerra punica! Con tutto che anche allora Marco Catone e Lucio Lentulo nonostante la loro diversità di vedute non scesero in lite nemmeno una volta.

Si accalorano troppo quelli là, e non è davvero il principio che difendono a chiedere tutto questo ardore un principio che non oserebbero sostenere ne in senato ne allassemblea del poplo e neanche davanti all'esericito o davanti ai censori

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