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I grandi uomini anche se ciechi vedono bene - VERSIONE latino Cicerone

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I grandi uomini anche se ciechi vedono bene

Autore: Cicerone
 Democritus, luminibus amissis, alba scilicet discernere et atra non poterat; at vero bona mala. Aequa iniqua, honestia turpia, utilia inutilia, magna parva poterat et sine varietate colorum poterat vivere beate. Taditum est etiam Homerum caecum fuisse. At eius picturam, non poesim videmus. Quae regio, quae ora, qui locus Graeciae, quae species formaque pugnae non ita expicta est ut, quae ipse non viderit, non ut videremus effecerit? Itaque augurem Tiresiam, quem sapientem fingunt poetae, numquam inducunt deplorantem caecitatem suam. At vero Polyphemum Homerus, cum immanem ferumque finxisset, cum ariere colloquentem facit et caecitatem querentem. Sed nihilo erat ipse Cyclops quam aries suus prudentior.

Democrito, divenuto cieco, ovviamente non poteva più distinguere il bianco dal nero: tuttavia poteva (distinguere lo stesso) il buono dal cattivo, il giusto dall'ingiusto, il morale dall'immorale, l'utile dal dannoso, il grande dal piccolo; e riusciva a vivere felice (pur) senza vedere la varietà dei colori. Si tramanda che anche Omero era cieco: ma la sua per noi è pittura, non poesia. Qual è la contrada, la riva marina, la località della Grecia, il tipo particolare di battaglia non dipinta in modo tale da farcelo vedere con gli occhi, lui che gli occhi non li aveva?
Allo stesso modo, l'indovino Tiresia - che i poeti raffigurano come saggio - non è mai presentato nell'atto d'imprecare contro la propria cecità. Mentre, invece, Omero fa discorrere Polifemo con un montone e (gli) fa lodare la propria cecità - infatti lo aveva dipinto  rozzo e bestiale. Ma, di certo, il Ciclope non era più intelligente del suo montone.

 

Altra versione con questo titolo:

Democritus luminibus amissis alba scilicet discernere et atra non poterat, at vero bona mala, aequa iniqua, honesta turpia, utilia inutilia, magna parva poterat, et sine varietate colorum licebat vivere beate, sine notione rerum non licebat. Atque hic vir impediri etiam animi aciem aspectu oculorum arbitrabatur, et cum alii saepe, quod ante pedes esset, non viderent, ille infinitatem omnem peregrinabatur, ut nulla in extremitate consisteret. Traditum est etiam Homerum caecum fuisse; at eius picturam, non poÎsin videmus: quae regio, quae ora, qui locus Graeciae, quae species formaque pugnae, quae acies, quod remigium qui motus hominum, qui ferarum non ita expictus est, ut, quae ipse non viderit, nos ut videremus, effecerit?


Democrito, una volta persa la vista, certamente non poteva più distinguere il bianco dal nero: però poteva distinguere lo stesso il buono dal cattivo, il giusto dall'ingiusto, il morale dall'immorale, l'utile dal dannoso, il grande dal piccolo; e riusciva a vivere felice senza vedere la varietà dei colori, mentre non avrebbe potuto esserlo senza la conoscenza. Egli riteneva oltre tutto che la vista fisica disturbasse quella spirituale; e mentre gli altri spesso non vedono quello che hanno davanti, lui poteva spaziare per l'infinito, senza doversi arrestare di fronte a nessun limite. Dice la tradizione che anche Omero era cieco: ma la sua per noi è pittura, non poesia. Qual è la contrada, la riva marina, la località della Grecia, il tipo particolare di battaglia, lo schieramento di soldati, la manovra navale, il movimento d'uomini, di animali che egli non abbia dipinto in modo tale da farcelo vedere con gli occhi, lui che gli occhi non li aveva?
 

 

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