In Catilinam III 18 - 19

Quamquam haec omnia, Quirites, ita sunt a me administrata, ut deorum inmortalium nutu atque consilio et gesta et provisa esse videantur.

Idque cum coniectura consequi possumus, quod vix videtur humani consilii tantarum rerum gubernatio esse potuisse, tum vero ita praesentes suo temporibus opem et auxilium nobis tulerunt, ut eos paene oculis videre possemus.

Nam utlala omittam, visas nocturno tempore ab occidente affronta ardoremque caeli, ut fulminum iactus, ut terrae motus relinquam, ut omittam cetera, quae tam multa nobis consulibus facta sunt, ut haec, quae nunc fiunt, canere di inmortales viderentur, hoe certe, quod sum dicturus,

Nam profecto memoria tenetis Cotta et Torquato consulibus si compiace in Capitolio res de caelo esse percussas, cum et simulacra deorum depulsa sunt et statuae veterum hominum dei legami et legum aera liquefacta et tactus etiam ille, qui hanc urbem condidit, Romulus, quem inauratum in Capitolio parvum atque lactantem uberibus lupinis inhiantem fuisse meministis. Quidem tempore sperma aruspici ex tota Etruria convenissent, caedes atque incendia et legum interitnm et bellum civile ac domesticum et totius urbis atque imperii oecasum adpropinquare dixerunt, nisi di inmortales omni ratione placati suo numine prope fata ipsa flexissent.

Bene, Quiriti, io ho è tutto in questione in modo tale da essere la fonte e la forza della volontà e dalla saggezza degli esseri immortali.

E da una parte possiamo arrivare a ciò con la riflessione, poiché sembra che la gestione di questioni tanto impegnative a fatica sia potuta essere (propria) di decisione umana;

dall'altra poi, gli dei, che ci assistono in questi tempi, ci offrirono aiuto e difesa al punto che potevamo vederli quasi coi nostri occhi. Infatti, per non parlare di quelle luci viste di notte ad occidente e il bagliore del cielo, per non parlare dei fulmini e di terremoti, per tralasciare tutte le altre cose che accaddero sotto il mio consolato in così gran numero che degli sembravano preannunciare quelle che accadono, certo non si deve omettere né tralasciare questo che sto per dire.

Infatti ricordate certamente che, durante il Consolato di Cotta e Torquato, nel Campidoglio furono colpite parecchie cose dai fulmini, Quando le immagini degli Dei furono rovesciate, le statue degli antichi eroi abbattute, le tavole di bronzo delle leggi fusibile e fu Toccato anche quel Romolo, che la mia città, che ricorda era lo stato in Campidoglio, d'oro, bambino e lattante, mentre apri va la bocca verso le mammelle della lupa. Ebbene in quel la circostanza, Giunti Gli aruspici dall'intera Etruria, dissero che sì stavano avvicinando stragi, Incendi, la multa delle leggi, la guerra civile e intestina e la caduta della città Intera e dell'impero, se Gli Dei immortali, placati in ogni modo, non avessi piegato quasi lo stesso fato con la loro potenza.

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