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Libro: comes in itinere Versione: pag 123 n 164
Nam et a re publica forensibusque negotiis armis impiis vique prohibiti otium persequimur et ob eam causam urbe relicta rura peragrantes saepe soli sumus. Sed nec hoc otium cum Africani otio nec haec solitudo cum illa comparanda est. Ille enim requiescens a rei publicae pulcherrimis muneribus otium sibi sumebat aliquando et coetu hominum frequentiaque interdum tamquam in portum se in solitudinem recipiebat nostrum autem otium negotii inopia non requiescendi studio constitutum est. Extincto enim senatu deletisque iudiciis quid est quod dignum nobis aut in curia aut in foro agere possimus? Ita qui in maxima celebritate atque in oculis civium quondam vixerimus nunc fugientes conspectum sceleratorum quibus omnia redundant abdimus nos quantum licet et saepe soli sumus. Sed quia sic ab hominibus doctis accepimus non solum ex malis eligere minima oportere sed etiam excerpere ex his ipsis si quid inesset boni propterea et otio fruor non illo quidem quo debeat is qui quondam peperisset otium civitati nec eam solitudinem languere patior quam mihi adfert necessitas non voluntas
Infatti tenuto lontano dalla vita politica e dagli affari forensi dalla violenza delle armi sacrileghe sono costretto a vivere in ozio e per questo motivo lasciata la città vagando per i campi spesso sono solo.Ma né quest'ozio si può paragonare con quello dell'Africano né questa mia solitudine con quella; egli per ricrearsi dagli importantissimi affari dello Stato di quando in quando si prendeva un periodo di riposo e dalle assemblee e dagli affollamenti cittadini si rifugiava talora nella solitudine come in un porto; il mio ozio invece è causato non dal desiderio di riposo ma dalla mancanza di affari. Sparito ormai il senato e distrutti i tribunali che cosa c'è che io possa fare degno di me nella curia e nel foro? Pertanto io che vissi un tempo assai frequentemente in pubblico e sotto gli occhi dei cittadini ora fuggendo la vista degli sciagurati dei quali è pieno ogni luogo mi nascondo quanto è possibile e spesso sono solo. Ma poiché ho imparato dai filosofi non solo che tra i mali conviene scegliere i minori ma anche trarre da essi stessi ciò che possono contenere di buono perciò mi avvalgo di questa tranquillità - non quella in verità che dovrebbe avere un uomo che un tempo ha procurato la tranquillità alla patria - e non mi lascio prostrare da quella solitudine che mi è imposta dalla necessità non dalla mia volontà.
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