Parole di conforto per la moglie

Noli putare me ad quemquam longiores epistulas scribere, nisi si quis ad me plura scripsit, cui puto rescribi oportere;

nec enim habeo, quod scribam, nec hoc tempore quidquam difficilius facio. Ad te vero et ad nostram Tulliolam non queo sine plurimis lacrimis scribere; vos enim video esse miserrimas, quas ego beatissimas semper esse volui idque praestare debui et, nisi tam timidi fuissemus, praestitissem. Pisonem nostrum merito eius amo plurimum: eum, ut potui, per litteras cohortatus sum gratiasque egi, ut debui.

In novis tribunis pl. intelligo spem te habere: id erit firmum, si Pompeii voluntas erit; sed Crassum tamen metuo. A te quidem omnia fieri fortissime et amantissime video, nec miror, sed maereo casum eiusmodi, ut tantis tuis miseriis meae miseriae subleventur: nam ad me P.

Valerius, homo officiosus, scripsit, id quod ego maximo cum fletu legi, quemadmodum a Vestae ad tabulam Valeriam ducta esses. Hem, mea lux, meum desiderium, unde omnes opem petere solebant! te nunc, mea Terentia, sic vexari, sic iacere in lacrimis et sordibus, idque fieri mea culpa, qui ceteros servavi, ut nos periremus!

Non ritenere che io scriva a chiunque lettere più lunghe, a meno che qualcuno non mi abbia scritto parecchie cose,  penso che sia conveniente rispondergli.

E infatti non ho cosa scrivere e in questo periodo non faccio nulla più difficilmete. A te poi e alla nostra Tulliola non posso scrivere senza molte lacrime. Vedo infatti che siete disperate, io che ho sempre voluto che foste felicissime. Voglio molto bene al nostro Pisone per il suo merito.

Gli ho scritto, come ho potuto e l'ho ringraziato come ho dovuto. Capisco che riponi speranza nei nuovi tribuni della plebe. Sarà sicuro se la volontà di Pompeo sarà salda; tuttavia ho paura di Crasso. Vedo che ti comporti in ogni circostanza nel modo più coraggioso e amorevole e non mi sorprendeva mi addoloro.

Infatti P. Valerio, uomo premuroso, mi ha scritto, cosa che ho letto piangendo molto, in che modo tu sia stata condotta dal tempio di Vesta al tribunale. Ah, mia luce, mia nostalgia, a cui tutti erano soliti rivolgersi per un aiuto! E ora, Terenzia mia, saperti così tormentata, così afflitta nel pianto e nell'umiliazione, e che ciò avviene per colpa mia, che ho salvato gli altri per ucciderci!

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