

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Cicerone
Qui sit oratori memoriae fructus, quanta utilitas, quanta vis, quid me attinet dicere? Tenere, quae didiceris in accipienda causa, quae ipse cogitaris? Omnis fixas esse in animo sententias? Omnem descriptum verborum apparatum? Ita audire vel eum, unde discas, vel eum, cui respondendum sit, ut illi non infundere in auris tuas orationem, sed in animo videantur inscribere? Itaque soli qui memoria vigent, sciunt quid et quatenus et quo modo dicturi sint, quid responderint, quid supersit: eidemque multa ex aliis causis aliquando a se acta, multa ab aliis audita meminerunt. Qua re confiteor equidem huius boni naturam esse principem, sicut earum rerum, de quibus ante locutus sum, omnium; sed haec ars tota dicendi, sive artis imago quaedam et similitudo est, habet hanc vim, non ut totum aliquid, cuius in ingeniis nostris pars nulla sit, pariat et procreet, verum ut ea, quae sunt orta iam in nobis et procreata, educet atque confirmet; verum tamen neque tam acri memoria fere quisquam est, ut, non dispositis notatisque rebus, ordinem verborum omnium aut sententiarum complectatur, neque vero tam hebeti, ut nihil hac consuetudine et exercitatione adiuvetur
Perché dovrei parlare dell'utilità, del profitto e della forza che l'oratore trae della memoria? Questi vantaggi non consistono forse nel ritenere quel che hai appreso dal cliente nel momento in cui ti affida una causa e le sue personali riflessioni, nel mantenere ben saldi nella mentei pensieri e ben disposto l'ordine delle parole? Non consistono forse ancora nella convinzione di poter ascoltare il cliente che ti informa dei suoi casi e l'avversario, al quale dovrai rispondere, in modo che appaia che essi, non dico, ti facciano filtrare attraverso le orecchie le loro parole, ma te lo scolpiscano nella mente? Coloro stessi, che hanno una memoria vigorosa, sanno quel che debbono dire e in quale misura e in qual modo. Sanno quel che hanno risposto all'avversario e quel che rimane ancora da dire. Questi stessi conservano il ricordo di gran parte di ciò che hanno operatonelle cause precedenti e molto di quello che hanno operato nelle cause precedenti e molto di quello che hanno sentito dagli altri. Concludendo, debbo ammettere che la natura è la prima dispensatrice di questa facoltà, come pure di quelle di cui vi ho già parlato. Ma l'arte del dire nel suo complesso, o comunque la si voglia definire, immagine dell'arte o qualcosa che assomigli all'arte, ha in sé tanta forza, da non produrre e creare per intero una facoltà, quando nella nostra mente non ne compaia neppure il seme, ma da far progredire ed accrescere quel che la natura ha già generato. Ciononostante quasi non esiste persona che, pur fornita di memoria, non salda, sia capace di abbracciare una nutrita serie di parole e di idee, senza una loro metodica registrazione; né c'è alcuno che l'abbia così debole, che non possa trarre qualche vantaggio dal continuo esercizio della memoria.
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