Vale più l'onestà che l'utile - PRIMUS LIBER - Versione latino Cicerone

Vale più l'onestà che l'utile
Autore: Cicerone
versione da (Primus Liber n. 26 pag. 154)

Themistocles post victoriam eius belli, quod cum Persis fuit, dixit in contione se habere consilium rei publicae salutare, sed id sciri non opus esse;

postulavit, ut aliquem populus daret, quicum communicaret; datus est Aristides. Huic ille, classem Lacedaemoniorum, quae subducta esset ad Gytheum, clam incendi posse quo facto frangi Lacedaemoniorum opes necesse esset. Quod Aristides cum audisset, in contionem magna exspectatione venit dixitque perutile esse consilium, quod Themistocles adferret, sed minime honestum. Itaque Athenienses, quod honestum non esset, id ne utile quidem putaverunt totamque eam rem, quam ne audierant quidem, auctore Aristide repudiaverunt.


Temistocle, dopo la vittoria nella guerra contro i Persiani, disse nell'assemblea di avere un progetto vantaggioso per lo Stato, ma non era il caso che fosse reso noto. Chiese che il popolo gli presentasse qualcuno, col quale lo avrebbe condiviso;

gli fu presentato Aristide. Quellodisse a questi di poter incendiare la flotta degli Spartani, che si era ritirata a Gizio; con questa azione necessariamente sarebbero state fiaccate le risorse degli Spartani. E Aristide avendo udito ciò, arrivò all' assemblea che attendeva con ansia e disse che il piano che aveva esposto Temistocle era utilissimo, ma per niente onesto. Perciò, poiché non era onesto gli Ateniesi non lo ritennero neppure utile e rifiutarono al fautore Temistocle l'intera impresa, che neppure avevano conosciuto.

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