Valorosi Romani

Quamquam quid opus est in hoc philosophari, cum rem non magnopere philosophia egere videamus? quotiens non modo ductores nostri, sed universi etiam exercitus ad non dubiam mortem concurrerunt! quae quidem si timeretur, non Lucius Brutus arcens eum reditu tyrannum, quem ipse expulerat, in proelio concidisset;

non cum Latinis decertans pater Decius, cum Etruscis filius, cum Pyrrho nepos se hostium telis obiecissent; non uno bello pro patria cadentis Scipiones Hispania vidisset, Paulum et Geminum Cannae, Venusia Marcellum, Litana Albinum, Lucani Gracchum. num quis horum miser hodie? ne tum quidem post spiritum extremum; nec enim potest esse miser quisquam, sensu perempto.

Ma che bisogno c'è in questo, di fare i filosofi quando è chiaro che in nostro tema della filosofia può benissimo farne a meno?

Quante vole, non solo i nostri capitani, ma tutti quanti i soldati dell'esercito, andarono decisi ad incontrare una morte sicura! Se la morte fosse una cosa che mette timore. Lucio Bruto non sarebbe caduto in battaglia per sbarrare la via del ritorno al tiranno che lui stesso aveva scacciato, i Deci non si sarebbero lanciati contro alle spade nemiche, combattendo il padre contro i Latini, il figlio contro gli etruschi e il nipote contro Pirro.

non si sarebbe vista in una guerra sola tanta gente cadere per la patria, gli scipioni in Spagna, Paolo e Germino a Canne,Marcello a Venosa, Albino nella selva Litana e Gracco in Lucania.

E' mai possibile che fra di loro oggi ci sia qualcuno infelice? Non lo furono neppure allora dopo aver reso l'ultimo respiro perché non è possibile che uno sia infelice, perduta che abbia la conoscenza

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