Vanità intellettuale - versione latino Cicerone

Inizio: Cicero Attico sal. Kal. Iun. eunti mihi Antium et gladiatores M. Metelli cupide relinquent Fine: attigisti, post autem, ut arbitror, a Cossinio accepisti

Cicerone saluta Attico.

Il primo giugno, mentre andavo ad Anzio e lasciavo volentieri i gladiatori di Metello, mi venne incontro il tuo giovane schiavo. Egli mi diede una lettera da parte tua e il commentario del mio consolato scritto in greco. In tale circostanza mi ha fatto piacere di avere, poco prima, consegnato a L. Cossinio, perché lo portasse a te, un libro ugualmente scritto in greco sugli stessi argomenti;

infatti, se io avessi letto prima il tuo, avresti detto che te lo avevo rubato. Sebbene quei tuoi scritti (infatti li ho letti volentieri) mi siano sembrati piuttosto rozzi ed ineleganti, tuttavia erano adorni dal fatto stesso che avevano trascurato gli ornamenti, e mi sembravano, come le donne, avere un buon odore perché non odoravano di nulla.

Il mio libro, poi, ha consumato tutto il flacone di profumo di Isocrate e tutti i barattoletti di unguento dei suoi discepoli e anche un qualcosa dei belletti aristotelici. E tu lo hai esaminato superficialmente a Corcira, come mi scrivi in altra lettera, poi, invero, come penso lo hai avuto da Cossinio.

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