Verre ha sottratto le statue del sacrario di Elio a Messina

Verre ha sottratto le statue del sacrario di Elio a Messina
Cicerone Versione da Nuovo comprendere e Tradurre vol. 2 pagina 368 numero 14

Ut ad illud sacrarium redeam, signum erat hoc quod dico Cupidinis e marmore;

ex altera parte Hercules egregie factus ex aere. Is dicebatur esse Myronis, ut opinor, et certe. Item ante hos deos erant arulae, quae cuivis religionem sacrarii significare possent; erant aenea duo praeterea signa non maxima, verum eximia venustate, virginali habitu, quae manibus sublatis sacra quaedam, more Atheniensium virginium, reposita in capitibus sustinebant, Canephoroe ipsae vocabantur;

sed earum artificem quem?quemnam?Recte admones: Polyclitum esse di dicebant. Messanam ut quisque nostrum venerat haec visere solebat: omnibus haec ad visendum patebant cotidie;

domus erat non domino magis ornamento quam civitati. Haec omnia, quae dixisigna, iudices, ab Heio, e sacrario Verres abstulit; nullum, inquam, horum reliquit neque aliud ullum tamen praeter unum pervetus ligneum, bonam fortunam, ut opinior, eam iste habere domi suae noluit.

Per parlare di quel sacrario c'era questa statua in marmo di Cupido, di cui dico;

sull'altro lato c'era un Ercole di ottima fattura, in bronzo. Esso era detto essere di Mirone, come credo, anzi, (è) certo. Di poi, davanti a queste divinità c'erano dei piccoli altari, che potrebbero testimoniare a chiunque la santità del sacrario. C'erano, inoltre, due statue in bronzo, non molto grandi, tuttavia di raffinata bellezza, raffiguranti delle fanciulle in abito verginale, che - con le mani sollevate - portavano in testa certi oggetti sacri, secondo l'usanza delle fanciulle ateniesi.

Le stesse venivano dette "canefore" Ma chi, chi mai, (fu) il loro artefice? suggerisci giusto! (a quanto) dicevano, era Policleto. Quando chiunque dei nostri giungeva (era giunto) a Messina, era solito contemplare queste;

esse, ogni giorno, si mostravano per essere viste a tutti; la casa era di lustro non più al proprietario che alla città, Tutte queste statue, che ho menzionato, o giudici, Verre le rubò ad Eio, dal sacrario. Di queste, ribadisco, non ne risparmiò alcuna, nessuna ad eccezione di una, molto antica, in legno, (raffigurante) la Buona Sorte, credo, che codesto non (le) volle avere a casa sua,

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