Vittorie di Gneo Pompeo - Versione latino Cicerone

Vittorie di Gneo Pompeo
Autore: Cicerone

Existimo, in summo imperatore quattuor has res inesse oportere, —scientiam rei militaris, virtutem, auctoritatem, felicitatem.

Quis igitur hoc homine scientior umquam aut fuit aut esse debuit? qui e ludo atque e pueritiae disciplinis bello maximo atque acerrimis hostibus ad patris exercitum atque in militiae disciplinam profectus est; qui extrema pueritia miles in exercitu fuit simmi imperatoris, ineunte adulescentia maximi ipse exercitus imperator; qui saepius cum hoste conflixit quam quisquam cum inimice concertavit, plura bello gessit quam ceteri legerunt, plures provincias confecit quam alii concupiverunt; cuius adulescentia ad scientiam rei militaris non alienis praeceptis sed suis imperiis, non offensionibus belli sed victoriis, non stipendiis sed triumphis est erudita. Quod denique genus esse belli potest, in quo illum non exercuerit fortuna rei publicae? Civile, Africanum, Transalpinum, Hispaniense [mixtum ex civitatibus atque ex bellicosissimis nationibus], servile, navale bellum, varia et diversa genera et bellorum et hostium, non solum gesta ab hoc uno, sed etiam confecta, nullam rem esse declarant in usu positam militari, quae huius viri scientiam fugere possit. Im vero virtuti Cn. Pompei quae potest oratio par inveniri? Quid est quod quisquam aut illo dignum aut vobis novum aut cuiquam inauditum possit adferre? Neque enim illae sunt solae virtutes imperatoriae, quae volgo existimantur, —labor in negotiis, fortitudo in periculis, industria in agendo, celeritas in conficiendo, consilium in providiendo: quae tanta sunt in hoc uno, quanta in omnibus reliquis imperatoribus, quos aut vidimus aut audivimus, non fuerunt.


Io ritengo, che in un grandissimo generale debbano sussistere le seguenti quattro qualità: conoscenza dell'arte bellica, valore, prestigio, fortuna. Chi dunque più di Pompeo possedette o avrebbe potuto possedere la conoscenza dell'arte militare? egli che dalla scuola e dagli studi della fanciullezza passò nell'esercito del padre, sotto la disciplina militare, in una guerra durissima e contro nemici ferocissimi; egli che alla fine della fanciullezza militò nell'armata di un grandissimo generale, ed all'inizio dell'adolescenza guidò di persona un'imponente armata; che combatté più battaglie con i nemici di quanti conflitti privati abbia avuto ogni altro uomo, che combatté guerre più di quante gli altri ne abbiano lette, che creò più province di quante gli altri ne abbiano desiderate, che passò la giovinezza ad istruirsi nell'arte militare non per mezzo degli insegnamenti altrui, ma in virtù del comando da lui stesso esercitato, non per mezzo delle sconfitte ma delle vittorie, non per mezzo del servizio militare ma dei trionfi.

Quale tipo di conflitto armato, infine, esiste in cui non lo abbiano messo alla prova i casi dello Stato? La guerra civile, d'Africa, Transalpina, di Spagna (in cui i cittadini erano confusi con popoli assai bellicosi), servile, navale, i più diversi tipi di nemici e di guerre, non solamente iniziate ma anche condotte a termine da lui solo, attestano che non esiste problema militare che sfugga alla conoscenza di questo uomo.
Ed inoltre quale discorso potrebbe esser adeguato al valore di Gneo Pompeo? Che cosa si potrebbe dire che sia degno di lui o nuovo per voi o ignoto a qualunque altra persona? Esistono altre virtù, per un generale, oltre a quelle che tutti riconoscono: l'applicazione negli affari, la saldezza nei pericoli, la laboriosità nelle imprese, la rapidità nelle azioni, la saggezza nelle decisioni; in lui solo esse si trovano in numero tale, quale mai ebbero gli altri generali che abbiamo conosciuto o di cui abbiamo sentito parlare

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