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Alcibiade accusato di sacrilegio (Versione Nepote LATINA LECTIO)

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Alcibiade accusato di sacrilegio

Autore: Cornelio Nepote          Latina Lectio

 

Quia Alcibiades multos liberalitate sibi devinxerat, plures etiam forensi opera suos reddiderat, fiebat ut omnium oculos, quotienscumque in publicum prodisset, ad se converteret neque ei par quisquam in urbe poneretur. Itaque non solum in eo spem habebant maximam, sed etiam timorem, quod et prodesse plurimum et obesse poterat. Aspergebatur etiam infamia quod in domo sua facere mysteria dicebatur, quod nefas Athenis erat, quia id non ad religionem, sed ad coniurationem pertinere existimabatur. Hoc crimine eum adversarii compellere volebant, sed instabat tempus ad bellum proficiscendi. Id ille intuens, quia non ignorabat civium suorum consuetudinem, postulabat ut, si quid de se agi vellent, potius de se praesente quaestio haberetur, quam absens accusarentur. Inimici vero quiescendum in praesenti putabant, quia noceri ei praesenti non posse intellegebant: quare decreverunt exspectandum esse tempus quo ad bellum exisset. Et ita fecerunt. Nam, postquam in Siciliam eum pervenisse crediderunt, absentem accusaverunt quod sacra violasset.

 

Poiché Alcibiade aveva legato a se molti con (la sua) generosità e si era procacciato un numero anche maggiore di seguaci con l’attività del foro, succedeva che, ogni volta che si presentava in pubblico, attirasse gli sguardi di tutti su di lui e e che nessuno in città fosse stimato pari a lui. Pertanto, riponevano in lui non solo la massima aspettativa, ma anche (provavano) un timore, poichè (lui) poteva sia giovare moltissimo che nuocere. Aveva anche una cattiva reputazione, poiché si raccontava che in casa sua celebrasse misteri, la qual cosa era proibita ad Atene, poichè si pensava che ciò riguardasse non la religione, ma una cospirazione. I suoi avversari volevano denunciarlo per tale crimine, ma ormai era imminente la partenza per la guerra. Considerando ciò, poiché non ignorava le abitudini dei suoi concittadini, lui chiedeva che, se avessero voluto discutere qualcosa su di lui, la questione fosse trattata con lui presente, piuttosto che fosse accusato quando (era) assente. In vero gli avversari pensavano che al momento si dovesse soprassedere, poiché capivano che non potevano nuocergli quando lui era presente: perciò stabilirono che bisognava attendere il momento nel quale lui fosse partito per la guerra. E così fecero. Infatti, dopo che pensarono che luii fosse arrivato in Sicilia, lo accusarono (mentre era) assente, di aver profanato i riti religiosi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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