Attico un uomo pieno di virtù (Versione latino Nepote)

Attico un uomo pieno di virtù

Autore: Cornelio Nepote

Atticum praecipue dilexit cicero, ut ne frater quidem ei Quintus carior fuerit aut familiarior. Ei rei sunt indicio praeter eos libros, in quibus de eo facit mentionem, qui in vulgus sunt editi, undecim volumina epistularum ab consulatu eius usque ad extremum tempus ad Atticum missarum; quae qui legat, non multum desideret historiam contextam eorum temporum. Sic enim omnia de studiis principum, vitiis ducum, mutationibus rei publicae perscripta sunt, ut nihil in his non appareat et facile existimari possit prudentiam quodam modo esse divinationem. Non enim Cicero ea solum, quae vivo se acciderunt, futura praedixit, sed etiam, quae nunc usu veniunt, cecinit ut vates.De pietate autem Attici quid plura commemorem? Cum hoc ipsum vere gloriantem audierim in funere matris suae, quam extulit annorum XC, cum esset VII et LX, se numquam cum matre in gratiam redisse, numquam cum sorore fuisse in simultate, quam prope aequalem habebat. Quod est signum aut nullam umquam inter eos querimoniam intercessisse aut hunc ea fuisse in suos indulgentia, ut, quos amare deberet, irasci eis nefas duceret. Neque id fecit natura solum, quamquam omnes ei paremus, sed etiam doctrina. Nam principum philosophorum ita percepta habuit praecepta, ut his ad vitam agendam, non ad ostentationem uteretur.
Cicerone comunque amò Attico tantissimo, tanto che neppure il fratello Quinto gli fu più caro o più familiare.. Di questo sono prova oltre i libri nei quali fa menzione di lui, che sono di pubblico dominio, gli undici volumi di lettere inviategli, dal tempo del suo consolato fino agli ultimissimi tempi: chi le legge, non sentirà molto il bisogno di una storia organica di quei tempi. Passioni dei capi, vizi dei capitani, rivolgimenti dello Stato, sono stati così accuratamente narrati che nulla in esse è rimasto nascosto e si può facilmente ritenere che la saggezza sia una sorta di divinazione. Cicerone infatti predisse non solo che sarebbero avvenute quelle cose che accaddero quando era vivo, ma anche presagì, come profeta, quelle cose che si stanno avverando adesso.
Perchè poi ricordare altre cose sugli affetti familiari di Attico? Poichè ho sentito che lui si vantava, e a ragione, proprio in occasione del funerale di sua madre, che seppellì a novanta anni quando lui ne aveva sessantasette, di non essersi mai dovuto riconciliare con la madre e di non essere mai stato in lite con la sorella, che egli era quasi coetanea. Il che è prova o che tra loro non sorse mai alcun contrasto o che lui fu di tale indulgenza verso i suoi familiari da ritenere illecito adirarsi con quelli che doveva amare. . Lo fece non soltanto per inclinazione naturale, benchè tutti siamo soggetti ad essa, ma anche per educazione: infatti ebbe così impressi gli insegnamenti dei principali filosofi da servirsene per condurre la propria vita, non per vana ostentazione.

 

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