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La libertà politica secondo Timoleonte (Versione latino Nepote)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Cornelio Nepote (latino)

 

 

 

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La libertà politica secondo Timoleonte

Autore: Cornelio Nepote

 

Huic quidam Laphystius, homo petulans et ingratus, vadimonium cum vellet imponere, quod cum illo se lege agere diceret, et complures concurrissent, qui procacitatem hominis manibus coercere conarentur, Timoleon oravit omnes, ne id facerent. Namque id ut Laphystio et cuivis liceret, se maximos labores summaque adisse pericula. Hanc enim speciem libertatis esse, si omnibus, quod quisque vellet, legibus experiri liceret. Idem, cum quidam Laphystii similis, nomine Demaenetus, in contione populi de rebus gestis eius detrahere coepisset ac nonnulla inveheretur in Timoleonta, dixit nunc demum se voti esse damnatum: namque hoc a diis immortalibus semper precatum, ut talem libertatem restitueret Syracusanis, in qua cuivis liceret, de quo vellet, impune dicere. Hic cum diem supremum obisset, publice a Syracusanis in gymnasio, quod Timoleonteum appellatur, tota celebrante Sicilia sepultus est.


traduzione

Un certo Lafistio, uomo petulante e ingrato, voleva costringerlo a comparire in giudizio, perché sosteneva di avere una pendenza legale con lui ed erano accorsi in molti che cercavano di rintuzzare con la forza l'arroganza di quell'uomo; ma Timoleonte pregò tutti di non farlo; egli aveva affrontato le più grandi fatiche e i più gravi pericoli perché a Lafistio e a chiunque altro fosse lecito fare ciò. Questo infatti era l'ideale della libertà: la possibilità per tutti di affrontare per le vie legali qualunque questione. Parimenti quando un tale della stessa genia di Lafistio, di nome Demèneto, in un'assemblea popolare cominciò a sminuire le sue, gesta e a lanciare invettive contro di lui, Timoleonte, disse di aver raggiunto il suo scopo: infatti aveva sempre chiesto questo agli dèi immortali e cioè di restituire ai Siracusani una libertà tale per cui fosse lecito a chiunque di parlare francamente di ciò che volesse. Quando finì i suoi giorni, fu sepolto dai Siracusani a spese dello Stato nel ginnasio che ora si chiama Timoleonteo, tra il concorso di tutta la Sicilia.

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

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