.

l'occupazione di tebe e l'esilio di pelopida (VERSIONE Nepote)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Cornelio Nepote (latino)

 

L'occupazione di Tebe e l'esilio di Pelopida 

Autore: Cornelio Nepote

per leggere versioni per il triennio

 

 

Phoebidas Lacedaemonius cum exercitum Olynthum duceret iterque per Thebas faceret, arcem oppidi, quae Cadmea nominatur, occupavit impulsu paucorum Thebanorum, qui, adversariae factioni quo facilius resisterent, Laconum rebus studebant, idque suo privato, non publico fecit consilio. Quo facto eum Lacedaemonii ab exercitu removerunt pecuniaque multarunt, neque eo magis arcem Thebanis reddiderunt, quod susceptis inimicitiis satius ducebant eos obsideri quam liberari. Nam post Peloponnesium bellum Athenasque devictas cum Thebanis sibi rem esse existimabant et eos esse solos, qui adversus resistere auderent. Hac mente amicis suis summas potestates dederant alteriusque factionis principes partim interfecerant, alios in exsilium eiecerant; in quibus Pelopidas hic, de quo scribere exorsi sumus, pulsus patria carebat. Hi omnes fere Athenas se contulerant, non quo sequerentur otium, sed ut, quem ex proximo locum fors obtulisset, eo patriam recuperare niterentur. Itaque cum tempus est visum rei gerendae, communiter cum iis, qui Thebis idem sentiebant, diem delegerunt ad inimicos opprimendos civitatemque liberandam eum, quo maximi magistratus simul consuerant epulari.

 

Lo Spartano Febia conduceva un esercito contro Olinto. Passando per Tebe occupò militarmente la rocca della città - detta Cadmea - dietro suggerimento di alcuni Tebani, i quali, per opporsi piu' efficacemente alla fazione avversa, attuavano una politica favorevole a Sparta: ma lo fece di sua iniziativa, non per una deliberazione del suo governo. Perciò gli Spartani lo esonerarono dal comando e gli imposero una multa; non per questo tuttavia restituirono ai Tebani la loro cittadella: rotta ormai la buona armonia, pensavano che fosse piu' conforme al proprio interesse avere i Tebani soggetti anzichè liberi. Dopo la guerra del Peloponneso, vinta Atene, essi prevedevano che la partita si sarebbe giocata con i Tebani, gli unici che osassero tenere loro testa. In vista di questo avevano posto i loro fautori nelle cariche piu' importanti, togliendo di mezzo o con la morte o con l'esilio i capi del partito contrario. Il Pelopida di cui abbiamo cominciato a parlare era tra questi ultimi e viveva esule lontano dalla patria.Questi si erano rifugiati, quasi tutti, in Atene, non per farvi vita oziosa, ma per tentare di riconquistare la patria dal posto più vicino non appena la sorte gliene avesse offerta l'occasione. Pertanto quando parve loro che fosse tempo di agire, in combutta con quelli che in Tebe avevano gli stessi sentimenti, stabilirono come giorno, per sopprimere i nemici e liberare la città, quello in cui i massimi magistrati erano soliti banchettare insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

bottom
top
HomeContattaciSiti AmiciCercaFORUM - S.O.S. compitiPubblicitàCome funziona questo sito?Registrati al sito
bottom

Copyright © 2007-2012 SkuolaSprint.it || Tutti i diritti riservati - Vietata ogni riproduzione, anche parziale