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Milziade abbandona la conquista di Paro (littera e lexis VERSIONE)

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Cornelio Nepote (latino)

 

 

 

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Milziade abbandona la conquista di Paro

Autore: Cornelio Nepote    Nova lexis / Littera litterae

 

LATINO:


Parum insulam cum oratione reconciliare non posset, copiis et navibus eductis, urbem operibus clausit omnique commeatu privavit, dein vineis ac testudinibus constitutis propius muros accessit. Cum iam in eo esset ut oppidum caperet, procul in continenti lucus, qui ex insula conspiciebatur, nocturno tempore incensus est. Cum flamma ab oppidanis et oppugnaturibus visa esset, utrisque venit in opinionem signum a classiariis regiis datum esse. Propterea et Parii a deditione deterrit sunt et Miltiades, timens ne classis regia adventaret incensis operibus quae statuerat, cum totidem navibus atque erat profectus Athenas magna cum offensione civium suorum revertit. Accusatus ergo est proditionis, quod cum Parum expugnare posset, a rege corruptus infectis rebus discessisset.


ITALIANO:


Non potendo convincere con una orazione l'isola di Paro, condotte fuori le truppe e le flotte, cinse con opere (d'assedio) la città e la privò di ogni approvvigionamento, poi piazzate vigne e testuggini si accostò alle mura. Quando stava per impadronirsi della città, lontano sul continente, che si vedeva dall'isola, di notte prese fuoco. Essendo viste le fiamme dagli assediati e dagli oppugnatori, a entrambi venne in mente che fosse il segnale dato dalle flotte del re. Quindi i Pari furono distolti dalla resa e Milziade, temendo che si avvicinasse la flotta del re, incendiate le opere che aveva predisposto, con le stesse navi con cui era partito, tornò ad Atene con grande disappunto dei suoi cittadini. Accusato, quindi, di tradimento, perchè potendo espugnare Paro, corrotto dal re, andò via (lasciando le opere incompiute) con le opere incompiute.

 

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Essendo stato fatte uscire le truppe dalle navi, poichè non riusciva a pacificare l'isola di Paro a parole, munì la città di fortificazioni, la privò di tutti i viveri, fissato le vigne e le testuggini, si avvicinò ancora di più alle mura.
Essendo sul punto di invadere la città, da lontano sull'entroterra, di notte venne incendiato il bosco, che si intravedeva dall'isola.
A ciascuno venne in mente che il segnale di guerra era stato dato dai marinai del re.

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

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