Critica ai banchetti troppo raffinati (Versione latino Gellio)

Critica ai banchetti troppo raffinati
versione latino Gellio traduzione dal libro Lexis 2

Verba haec, quae adposuimus favoni sunt" Praefecti popinae atque luxuriae negant cenam lautam esse, nisi, cum libentissime edas, tum auferatur et alia esca melior atque amplior apponatur.

Is nunc flos cenae habetur inter istos, quibus sumptus et fastidium cordi est, nullam avem praeter ficedulam totam comesse oportere;

ceterarum avium nisi tantum apponatur, ut inferiore parte saturi fiant, convivium putant inopia sordere, superiorem partem avium qui edant, eos palatum parum delicatum habere.

Si ita pergit luxuria crescere, quid relinquitur, nisi ut delibari sibi cenas iubeant, ne edendo defetigentur, quando stratus lectus auro, argento, purpura amplior aliquot hominibus quam diis immortalibus adornatur?

Queste parole che mettiamo in tavola, sono di Favonio: "I capintesta delle taverne e del lusso dichiarano che una cena può esser considerata elegante solo quando mentre mangi con più piacere viene portato via il piatto per servirne un altro migliore e più abbondante.

Questo è oggi ritenuto il fior delle cene da coloro per i quali il lusso e la noia rappresentano una forma di eleganza, che negano si possa mangiare un volatile che non sia un beccafico e di tutti gli altri uccelli e del pollame si debba servire in tavola tanto che ci si possa saziare con la sola loro parte inferiore a partire dal codirione, giacchè non facendo così ritengono che un banchetto sia declassato come povera cosa, e coloro i quali mangiano le parti superiori degli uccelli e del pollame dimostrano di non avere un palato raffinato.

Se il lusso continua a crescere in tali proporzioni, che cos'altro rimane se non di ordinare che le pietanze siano mangiate da altri, per non affaticarsi nel masticare, dato che il lettisternio degli uomini è già adornato d'oro, d'argento e di porpora più di quello degli dei immortali?

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