Non si deve parlare a vanvera - Versione Gellio

Non si deve parlare a vanvera
versione latino Gellio

Qui sunt leves et futtiles et inportuni locutores quique nullo rerum pondere innixi verbis uvidis et lapsantibus diffluunt, eorum orationem bene existimatum est in ore nasci, non in pectore.

Quelli che sono vani futili e importuni, e quelli che senza dare alcun peso al loro significato lasciano scorrere parole inconsistenti e vuote, si può bene affermare che il loro ciarlare nasce dalle labbra e non dal cuore: si dice infatti che la lingua non deve essere senza freni né regola ma smossa e quasi comandata da legami che provengono dal profondo dell'animo e del cuore.

Eppure si vede gente che butta fuori parole senza alcuna cura di discernimento, con un così grande e profonda sicurezza che sembrano parlando di non sapere che stanno parlando.

Omero invece narra che Ulisse, uomo fornito di sapiente eloquenza, faceva uscire le proprie parole non dalla bocca ma dal petto.

E certamente non ha voluto riferirsi al suono e all'acento della voce ma alla elevatezza dei concetti espressi. E altrove dice brillantemente che i denti sono un'ottima barriera per contenere l'eccessiva abbondanza delle parole si che l'irriflesione verbale è tenuta a freno non soltando dall'attenzione e la vigilanza dell'animo ma anche da una specie di sentinella posta nella bocca.

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