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Domiziano - VERSIONE latino (Moduli di lingua latina)

Versioni divise per LIBRI di testo - Latino - MODULI DI LINGUA LATINA - versioni latino

 

 

 

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 Domiziano

Autore: sconosciuto Moduli di lingua latina

 

 

TITOLO: Domiziano
AUTORE: Sconosciuto
LIBRO: Moduli di lingua latina (pag.285-286 n.2)

Domitianus mox accepit imperium, frater ipsius Titi iunior, Neroni aut Caligulae aut Tiberio similior, quam patri vel fratri suo. Primis tamen annis moderatus in imperio fuit, mox ad ingentia vitia progressus libidinis, iracundiae, crudelitatis, avaritiae, tantum in se odii concitavit, ut merita et patris et fratris aboleret. Interfecit nobilissimos e senatu. Consobrinos suos interfecis. Superbia quoque in eo maxime execrabilis fuit. Multas expeditiones habuit contra Sarmatas, adversum Cattos, adversum Dacos. De Dacis Cattisque duplicem trimphum egit, de Sarmatis solam lauream usurpavit. Multas tamen calamitates iisdem bellis toleravit; Romae quoque plurima opera fecit ex quibus Capitolium et forum transitorium; Divorum porticus, Isium ac Serapium et Stadium. E vita excessit in Palatio ob coniurationem et eius funus cum ingentissimo dedecore vespillones exportaverunt et ignobiliter sepeliverunt.

Domiziano, fratello più giovane dello stesso Tito, subito ricevette il comando, più simile a Nerone o a Caligola o a Tiberio, piuttosto che al padre o al fratello. Tuttavia nei primi anni fu moderato nel comando, subito dopo avviatosi verso i vizi smisurati della passione, dell'irascibilità, della crudeltà, dell'avarizia, suscitò in se tanto odio che annullò i benefici del padre e del fratello. Uccise i più nobili del senato. Uccise i suoi cugini. La superbia in lui fu anche mortale. Ebbe molte spedizioni contro i Sarmati, contro i Catti, contro i Daci. Condusse una duplice vittoria sui Daci e sui Catti, rivendicò la sola gloria militare sui Sarmati. Tuttavia sopportò molte calamità nelle stesse guerre; fece anche moltissime opere a Roma tra cui il Campidoglio e il foro transitorio, il colonnato degli dei, il tempio di Iside e il tempio di Serapide e lo Stadio. Morì sul colle Palatino per una congiura e i becchini trasportarono il suo cadavere con grande vergogna e lo seppellirono molto ignorabilmente.
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