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Autore: sconosciuto
libro: DISCIPULUS omo I pag.117 n°3
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Cervus equum pugna melior communibus herbis
pellebat, donec minor in certamine longo
imploravit opes hominis frenumque recepit.
sed postquam victor violens discessit ab hoste,
non equitem dorso, non frenum depulit ore.
sic, qui pauperiem veritus potiore metallis
libertate caret, dominum vehet improbus atque
serviet aeternum, quia parvo nesciet uti.
C'era una volta il cervo
piú forte del cavallo
e gli vietava i pascoli comuni;
dopo lunga lotta, sconfitto,
il cavallo implorò il braccio dell'uomo
e ne accettò le redini;
ma poi che vincitore del nemico
superbo ritornò dal campo,
non si scrollò piú
dal dorso il cavaliere,
né le briglie dal morso.
Cosí chi per timore di miseria
si priva della libertà,
piú preziosa dell'oro,
per ingordigia,
perché del poco non si appaga,
si porterà un padrone sulle spalle
e lo servirà in eterno.
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