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Il leone vanitoso e l'elefante versione di latino

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Olim quidam (‘un’) leo, qui continenter vim suam iactabat et ab aliis animalibus laudaricupiebat, in lupum incǐdit rogavitque: “Quis ego sum, lupe?” Et lupus, magna cum reverentia: “Iuretu, leo, ob tuam vim rex animalium es”. Deinde leo vulpem vidit, eam appellavit et: “Dic mihi,vulpes, quis animalia regit?”. Dixit vulpes: “Tu profecto (avv.), leo!” Denique leo ad elephantemaccessit et: “Tu quoque – inquit – magnum animal es, sed quis est animalium rex?” Elephas nonrespondit, sed leonem proboscide corripuit et in vepres vehementer coniecit. Tum male mulcatus leo: “Mehercle  – inquit – in nullo animali umquam animum tam fastidiosum invēni!
Noli ita excandescĕre, si responsum ignoras.” Postea elephantem comiter salutavit fugitque.

Un tempo un leone, che di continuo si vantava della propria forza e che desiderava essere lodato dagli altri animali, si scontrò  in un lupo e chiese: "o lupo chi sono?".  Ed il lupo con grande rispetto: "a buon diritto tu sei, o leone,  per la tua forza il re degli animali". Poi il leone vide una volpe, la chiamò e disse:"anche tu sei un grande animale, ma chi è il re degli animali"? L'elefante non rispose, ma prese  il leone con la proboscide e lo scagliò con forza nei cespugli. Allora il leone, malconcio, disse:"Per Ercole, in nessun animale ho mai trovato un indole tanto suscettibile: se non conosci la risposta non vi è  la necessità  di andare in escandescenze!" Poi salutò cortesemente l'elefante e fuggì.

 

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