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Eco fu una ninfa di gradevole aspetto, la quale, mentre Giove s'incontrava con qualche ninfa, intratteneva Giunone con discorsi lunghi e suadenti, affinchè non potesse scoprire gli amanti. Appena la dea venne a sapere ciò, affinchè la ninfa fosse punita, la privò della sua facoltà di parlare e fece in modo che potesse ripetere solo gli ultimi suoni delle parole che sentiva. Perciò Narciso, del quale Eco s'era invaghita, respinse l'infelice fanciulla. La ninfa di dolse tanto che da quel giorno si teneva nascosta pudibonda nelle selve e viveva nelle grotte, nascondendo le sue fattezze tra le fronde. Tuttavia l'amore rimase in lei e crebbe il dolore del rifiuto: i continui affanni estenuavano il misero corpo, la magrezza fece raggrinzire la pelle e nell'aria perse il sangue: solo la voce e le ossa rimasero, ma queste presto mutarono in pietre e ne rimase solo la voce. Questa si sente spesso nelle valli e tra i monti, ma non si vede la misera fanciulla: è il suono quello che vive di lei
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