L'esortazione di Romolo - VERSIONE latino e traduzione

L'esortazione di Romolo versione di latino e traduzione

Cum maesta esset civitas propter mortem Romuli, conditoris Urbis, Iulius Proculus, civis pietate in deos clarus, in forum venit rem magnam mirabilemque narraturus. "Romulus, pater patriae nostrae, - inquit - prima luce repente mihi apparuit et dixit: "Noli maerere, Procule, quod vos urbemque meam reliqui: nam inter deos caelestes acceptus sum. Nuntia igitur populo Romano deos velle ut mea Roma caput sit orbis terrarum; proinde Romani rem militarem colant, sciantque et ita posteris tradant omnes gentes Romanorum armis cessuras esse". Cum haec dixisset in caelum ascendit". Verba Proculi animos Romanorum leniverunt, qui ex tunc Romulum ut deum honoraverunt.

Poichè la città era triste per la morte di Romolo, fondatore della città, Giulio Proculo, cittadino famoso per l'adorazione verso gli dei, giunse nel foro ed era sul punto di narrare un'incredibile storia: "Romolo, padre della nostra patria - disse - all'alba mi è improvvisamente rivelato e disse: "Non voglio che piangi, o Proculo, perchè ho lasciato voi e la mia città: infatti sono stato accettato tra gli dei celesti. Annuncia dunque al popolo romano che gli dei vogliono che la mia Roma sia la capitale di tutte le terre; che i Romani coltivino l'arte militare, sappiano e così ai posteri dicano che tutto il popolo dei Romani sta per lasciare le armi". Dopo aver detto queste cose ascese in cielo". Le parole di Proculo calmarono gli animi dei Romani, che da quel momento onorarono Romolo come un dio.

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