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Morte di Cicerone - VERSIONE di latino e traduzione da Livio

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Autori Sconosciuti

 

 

 

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Morte di Cicerone

Autore: sconosciuto           da Livio

 

M. Cicero sub adventum triumvirorum urbe cesserat pro certo habens, id quod erat, non magis se Antonio eripi quam Caesari Cassium et Brutum posse; primo in Tusculanum fugerat; inde transversis itineribus in Formianum, a Caieta navem conscensurus, proficiscitur. Unde aliquoties in altum provectum, cum modo venti adversi retulissent, modo ipse iactationem navis caeco volvente fluctu pati non posset, taedium tandem eum et fugae et vitae cepit, regressusque ad superiorem villam, quae paulo plus mille passibus a mari abest, "Moriar" inquit "in patria saepe servata". Satis constat servos fortiter fideliterque paratos fuisse ad dimicandum; ipsum deponi lecticam et quietos pati, quod sors iniqua cogeret, iussisse. Prominenti ex lectica praebentique inmotam cervicem caput praecisum est

 

Marco Cicerone all’arrivo dei tribuni si era allontanato dalla città, sapendo per certo, cosa che (in effetti) era (vera), che non si poteva sottrarre ad Antonio più di quanto Cassio e Bruto si potessero (sottrarre) a Cesare (= Ottaviano). In un primo tempo era fuggito nella villa di Tusculo; di là, per vie traverse, parte per la villa di Formia, con l’intenzione di imbarcarsi da Gaeta. E dopo che, preso il largo di là parecchie volte, ora i venti contrari lo avevano riportato indietro, ora non poteva egli stesso sopportare il rollìo della nave in balia del mare agitato, lo prese infine il tedio della fuga e della vita, e ritornato alla villa precedente, che dista dal mare poco più di mille passi (= un miglio), disse: "Morirò nella patria spesso salvata (da me)". È noto che i suoi servi erano pronti a combattere coraggiosamente e fedelmente; (ma) egli ordinò di deporre la lettiga e di sopportare tranquilli ciò a cui l’iniqua sorte lo costringeva. A lui che si sporgeva dalla lettiga e che offriva il collo immobile fu tagliata la testa. 

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di altro utente 

Dopo l'arrivo di M. Antonio Cicerone lasciò la città poichè temeva l'ira di Antonio e si allontanò velocemente per cercare la salvezza con la fuga. Giuse a Gaeta, dove si imbarcò su una nave per fuggire dall'Italia, ma per le alte onde fu costretto a restare al lido. Dopo che giunse a casa non lontano dal mare disse: Voglio morire in patria, poichè tanto spesso ho salvato la patria da grandi delitti e dai cattivi nemici. Subito apparvero le guardie triumvire armate e con volto minaccioso ma quando Cicerone le vide comandò ai servi che non difendessero il padrone. Disse ho vissuto abbastanza in una patria libera non voglio vivere in una patria serva. Subito offrì dalla lettiga il capo e i triumviri tagliarono la testa e la mano di Cicerone, poichè molto spesso aveva scritto contro Antonio; inoltre per ordine di Antonio la testa e la mano posero nei rostri affinché tutti i cittadini vedessero

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