Orazio Coclite - VERSIONE di latino e traduzione

ORAZIO COCLITE
versione latino e traduzione da vari libri e dal libro eamus

Narrant Tarquinium regem, Roma(ablativo) expulsum, a Porsena (abl.), Etruscorum rege, auxilium petivisse, ut in urbe rediret. Porsena, cum ingentem exercitum comparavisset, contra Romanos movit et, cum primo impetu Ianiculum cepisset, ad Tiberim flumen pervenit. Sed Horatius Cocles, nobilis ac postrenuus Romanus miles, qui sic cognominabatur quod in alio proelio oculum amiserat, cum animadvertit Etruscos in urbem ponte Sublicio irrupturos esse, in extremo ponte(all'estremità del ponte) constitit atque hostium impetum solus sustinuit donec comites post tergum pontem interrumperent, cum quo decidit armatus in Tiberim. Dei immortales propter eius miram virtutem ei salutem concesserunt atque inter hostium tela Horatius incolumis ad suos tranavit. Horatii statua, cui Senatus agellum trans Tiberim donavit, in Vulcanali publice posita est.

Versione dal libro Eamus

Tarquinius Superbus, Roma expulsus, memor originis suae, in...
Fine: ...Tiberim desiluit atque inter hostium tela incolumis ad suos tranavit

Narrant Tarquinium regem, Roma(ablativo) expulsum, a Porsena (abl.), Etruscorum rege, auxilium petivisse, ut in urbe rediret. Porsena, cum ingentem exercitum comparavisset, contra Romanos movit et, cum primo impetu Ianiculum cepisset, ad Tiberim flumen pervenit. Sed Horatius Cocles, nobilis ac postrenuus Romanus miles, qui sic cognominabatur quod in alio proelio oculum amiserat, cum animadvertit Etruscos in urbem ponte Sublicio irrupturos esse, in extremo ponte(all'estremità del ponte) constitit atque hostium impetum solus sustinuit donec comites post tergum pontem interrumperent, cum quo decidit armatus in Tiberim. Dei immortales propter eius miram virtutem ei salutem concesserunt atque inter hostium tela Horatius incolumis ad suos tranavit. Horatii statua, cui Senatus agellum trans Tiberim donavit, in Vulcanali publice posita est.

Narrano che il re Tarquinio, cacciato da Roma, chiese aiuto a Porsenna, re degli Etruschi, per tornare in città. Porsenna, dopo aver allestito un ingente esercito, mosse contro i Romani e, dopo aver preso il Gianicolo con un primo assalto, giunse al fiume Tevere. Ma Orazio Coclite, nobile e (tu hai scritto "postrenuus"...controlla se è giusto...) soldato romano, che era soprannominato così poichè aveva perso un occhio in una battaglia, quando si accorse che gli Etruschi avevano intenzione di introdursi in città dal ponte Sublicio, si fermò all'estremità del ponte e sostenne da solo l'attacco dei nemici mentre i suoi compagni alle sue spalle tagliavano il ponte, insieme al quale cadde armato nel Tevere. Gli dei immortali gli concessero la salvezza per il suo straordinario valore e Orazio giunse sano e salvo a nuoto dai suoi attraverso i dardi dei nemici. La statua di Orazio, a cui il senato donò un campicello al di là del Tevere, fu posta pubblicamente al Vulcanale.

Versione dal libro Eamus

Tarquinius Superbus, Roma expulsus, memor originis suae, in...
Fine: ...Tiberim desiluit atque inter hostium tela incolumis ad suos tranavit

Tarquinio il Superbo, espluso da Roma, memore della sua origine, si diresse in Etruria per chiedere asilo e aiuto ai Fidenati. Allora con il loro aiuto condusse il suo esercito contro i Romani: nel combattimento Bruto, console dei Romani, e Arruns, figlio di Tarquinio, combattendo in duello singolare, si uccisero a vicenda, ma i Romani, difendendo la libertà della patria dal tiranno, vinsero la battaglia. Allora Tarquinio, desiderando recuperare il potere, chiese aiuto a Porsenna, re dei Chiusini. Porsenna con grandi truppe assediò Roma e, dopo aver messo in fuga con un primo attacco l'esercito dei Romani, occupò il Gianicolo. Gli Etruschi stavano già facendo irruzione sul ponte Sublicio, quando Orazio Coclite, grandissimo esempio di valore Romano, occupò la parte estrema del ponte e gridò ai commilitoni: "Io solo sosterrò l'impeto dei nemici; voi nel frattempo tagliate il ponte!". E così combattendo valorosamente, si oppose ai nemici, mentre i commilitoni tagliavano il ponte. Quando vide la patria liberata dall'imminente pericolo, Orazio si gettò armato nel Tevere e nuotò incolume dai suoi tra i dardi dei nemici.

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