

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Autori Sconosciuti
Autore: sconosciuto
(officina latinitatis n. 113 pag. 127)
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Coniurati,cum Caesarem interficere statuissent, ante Pompeii statuam in curia eum exspectaverunt.Cum autem dictator in curiam intravisset,processerunt contra eum Cimber Tillius et Casca,qui sica gulam eius percussit.Tunc alii coniurati accurrerunt cum gladiis et sicis.Cum inter eos etiam Brutum vidisset, quem tamquam filium amabat, gemuit Caesar:<> et statim caput suum toga velavit nec plagis restitit.Diu apud Pompei statuam mortuus iacuit,donec Antonius cum militibus armatis supervenit.Corpus eius deicere in Tiberim statuerant coniurati,sed, cum armatos milites vidissent, vehementer timuerunt et diffugerunt.Tum Antonius corpus Caesaris in Rostra vexit lectica et Rostris vehementissima orationem habuit ante populum,in qua summis luadibus Caesarem extulit. Recitavit etiam magna voce testamentum eius, quo bona sua populo Romano legabat. Romani postea eum in numero deum posuerunt et diem, quo coniurati eum necaverant, diem parricidii appellavere.
I congiurati, preso partito di assassinare Cesare, lo attesero in Curia, davanti alla statua di Pompeo. Così, non appena il dittatore fece il suo ingresso nella Curia, gli andarono incontro Cimbro Tullio e Casca, il quale colpì la sua gola con un pugnale. Allora, accorsero gli altri congiurati, con spade e pugnali. Avendo scorto, tra di loro, anche Bruto, che egli amava alla stregua di un figlio, Cesare pronunciò, gemendo "Anche tu, Bruto, figlio mio" e subito si coprì il capo con la toga e non oppose resistenza alle pugnalate. Il suo cadavere giacque a lungo riverso vicino la statua di Pompeo, fino a che non giunse Antonio, con dei soldati armati. I congiurati avevano disposto di gettare il cadavere di Cesare nel Tevere, ma alla vista di soldati armati furono presi da una grossa paura e si diedero alla fuga. Allora, Antonio fece traslare il corpo di Cesare, su una portantina, ai Rostri e ai Rostri pronunciò davanti al popolo un discorso molto pugnace, nel quale esaltò Cesare, ricoprendolo di somme lodi.
poi tenne una violentissima orazione davanti al popolo e lesse a gran voce il suo testamento nel quale donava i suoi beni al popolo romano, I Romani in seguito posero Cesare nel numero degli dei e lo venerarono.
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