

Versioni di Latino - traduzioni brani classici - Versioni di Livio

VERSIONE DI LATINO DI LIVIO
Superni Gradus n. 6 pag. 84
Cloelia virgo una ex obsidibus, cum castra Etruscorum forte haud procul ripa Tiberis locata essent, frustrata custodes, dux agminis virginum inter tela hostium Tiberim tranavit, sospitesque omnes Romam ad propinquos restituit. Quod ubi regi nuntiatum est, primo incensus ira oratores Romam misit ad Cloeliam obsidem deposcendam: alias haud magni facere. Deinde in admirationem versus, supra Coclites Muciosque dicere id facinus esse, et prae se ferre quemadmodum si non dedatur obses, pro rupto foedus se habiturum, sic deditam intactam inviolatamque ad suos remissurum. Utrimque constitit fides; et Romani pignus pacis ex foedere restituerunt, et apud regem Etruscum non tuta solum sed honorata etiam virtus fuit, laudatamque virginem parte obsidum se donare dixit; ipsa quos vellet legeret. Productis omnibus elegisse impubes dicitur; quod et virginitati decorum et consensu obsidum ipsorum probabile erat eam aetatem potissimum liberari ab hoste quae maxime opportuna iniuriae esset. Pace redintegrata Romani novam in femina virtutem novo genere honoris, statua equestri, donavere; in summa Sacra via fuit posita virgo insidens equo.
Così, una ragazza di nome Clelia, cui era toccato di trovarsi nel numero degli ostaggi, siccome l'accampamento etrusco era situato casualmente vicino alla riva del Tevere, riuscì a sfuggire alle sentinelle, e, con al séguito un gruppo di coetanee, attraversò a nuoto il fiume sotto una pioggia di frecce, e le ricondusse sane e salve ai parenti in città. Appena il re lo venne a sapere, montò su tutte le furie e in un primo tempo mandò degli ambasciatori a Roma per chiedere la restituzione dell'ostaggio Clelia, senza preoccuparsi troppo di tutte le altre ragazze. Poi però, passato dalla collera all'ammirazione, disse che un'impresa del genere superava quelle dei Cocliti e dei Muzi e che il rifiuto di restituire l'ostaggio sarebbe stato considerato una violazione del trattato. Se invece gliel'avessero consegnata lui l'avrebbe restituita ai suoi senza farle alcun male. Entrambe le parti mantennero la parola: i Romani riconsegnarono il pegno di pace, come previsto dal trattato, e il re etrusco non solo protesse la ragazza, ma ne onorò il coraggio con questa forma di riconoscimento: le avrebbe donato parte degli ostaggi e lei stessa poteva scegliere quali portarsi con sé. Quando li ebbe tutti davanti, pare che abbia preferito gli adolescenti, sia perché la scelta era più in sintoni con la sua età, sia perché avrebbe probabilmente avuto l'approvazione degli ostaggi stessi, in quanto la cosa migliore era togliere al nemico chi si trovava nell'età maggiormente esposta a possibili rischi. Una volta ristabilita la pace, i Romani immortalarono quell'atto di coraggio nuovo in una donna con un onore anch'esso nuovo: in cima alla Via Sacra le fu dedicata una statua equestre che rappresentava una ragazza in groppa a un cavallo.
Da altro libro
Ergo ita honorata virtute, feminae quoque ad publica decora excitatae, et Cloelia virgo una ex obsidibus, cum castra Etruscorum forte haud procul ripa Tiberis locata essent, frustrata custodes, dux agminis virginum inter tela hostium Tiberim tranavit, sospitesque omnes Romam ad propinquos restituit. Quod ubi regi nuntiatum est, primo incensus ira oratores Romam misit ad Cloeliam obsidem deposcendam: alias haud magni facere. Deinde in admirationem versus, supra Coclites Muciosque dicere id facinus esse, et prae se ferre quemadmodum si non dedatur obses, pro rupto foedus se habiturum, sic deditam intactam inviolatamque ad suos remissurum. Utrimque constitit fides; et Romani pignus pacis ex foedere restituerunt, et apud regem Etruscum non tuta solum sed honorata etiam virtus fuit, laudatamque virginem parte obsidum se donare dixit; ipsa quos vellet legeret. Productis omnibus elegisse impubes dicitur; quod et virginitati decorum et consensu obsidum ipsorum probabile erat eam aetatem potissimum liberari ab hoste quae maxime opportuna iniuriae esset. Pace redintegrata Romani novam in femina virtutem novo genere honoris, statua equestri, donavere; in summa Sacra via fuit posita virgo insidens equo.
Questi onori resi alle virtù virili spinsero anche le donne ad atti di patriottismo. Così, una ragazza di nome Clelia, cui era toccato di trovarsi nel numero degli ostaggi, siccome l’accampamento etrusco era situato casualmente vicino alla riva del Tevere, riuscì a sfuggire alle sentinelle, e, con al séguito un gruppo di coetanee, attraversò a nuoto il fiume sotto una pioggia di frecce, e le ricondusse sane e salve ai parenti in città. Appena il re lo venne a sapere, montò su tutte le furie e in un primo tempo mandò degli ambasciatori a Roma per chiedere la restituzione dell’ostaggio Clelia, senza preoccuparsi troppo di tutte le altre ragazze. Poi però, passato dalla collera all’ammirazione, disse che un’impresa del genere superava quelle dei Cocliti e dei Muzi e che il rifiuto di restituire l’ostaggio sarebbe stato considerato una violazione del trattato. Se invece gliel’avessero consegnata lui l’avrebbe restituita ai suoi senza farle alcun male. Entrambe le parti mantennero la parola: i Romani riconsegnarono il pegno di pace, come previsto dal trattato, e il re etrusco non solo protesse la ragazza, ma ne onorò il coraggio con questa forma di riconoscimento: le avrebbe donato parte degli ostaggi e lei stessa poteva scegliere quali portarsi con sé. Quando li ebbe tutti davanti, pare che abbia preferito gli adolescenti, sia perché la scelta era più in sintoni con la sua età, sia perché avrebbe probabilmente avuto l’approvazione degli ostaggi stessi, in quanto la cosa migliore era togliere al nemico chi si trovava nell’età maggiormente esposta a possibili rischi. Una volta ristabilita la pace, i Romani immortalarono quell’atto di coraggio nuovo in una donna con un onore anch’esso nuovo: in cima alla Via Sacra le fu dedicata una statua equestre che rappresentava una ragazza in groppa a un cavallo.
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