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Cneo Marcio dall'esilio minaccia Roma (Versione Livio)

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Cneo Marcio dall'esilio minaccia Roma

Autore: Livio

 


Imperatores ad id bellum de omnium populorum sententia lecti Attius Tullius et Cn. Marcius, exsul Romanus, in quo aliquanto plus spei repositum. Quam spem nequaquam fefellit, ut facile appareret ducibus ualidiorem quam exercitu rem Romanam esse. Circeios profectus primum colonos inde Romanos expulit liberamque eam urbem Volscis tradidit; Satricum, Longulam, Poluscam, Coriolos, nouella haec Romanis oppida ademit; inde Lauinium recepit; inde in Latinam uiam transuersis tramitibus transgressus, tunc deinceps Corbionem, Veteliam, Trebium, Labicos, Pedum cepit. Postremum ad urbem a Pedo ducit, et ad fossas Cluilias quinque ab urbe milia passuum castris positis, populatur inde agrum Romanum, custodibus inter populatores missis qui patriciorum agros intactos seruarent, siue infensus plebi magis, siue ut discordia inde inter patres plebemque oreretur. Quae profecto orta esset—adeo tribuni iam ferocem per se plebem criminando in primores ciuitatis instigabant—; sed externus timor, maximum concordiae uinculum, giungebat animos quamuis suspectos infensosque inter se.

Tutti i popoli scelsero all'unanimità quali comandanti in capo per quella guerra Azio Tullio e Gneo Marzio, l'esule romano, nel quale riponevano ancora maggiori speranze. Ed egli non le deluse, dimostrando chiaramente che il punto di forza di Roma non erano tanto le sue truppe quanto i suoi generali. Il primo bersaglio fu Circei: ne cacciò i coloni romani e restituì la città, ora libera, ai Volsci. Quindi conquistò Satrico, Longula, Polusca, Corioli, Mugilla, tutte città recentemente sottomesse dai Romani. Poi riprese Lavinio e di lì, raggiungendo la via Latina tramite delle scorciatoie, catturò una dopo l'altra Corbione, Vetelia, Trebio, Labico, Pedo. Infine da Pedo marciò su Roma e si accampò presso le fosse Cluilie, a cinque miglia dalla città. Facendo base in questo punto, devastò l'agro romano nei dintorni, preoccupandosi di inviare coi guastatori anche degli uomini incaricati di salvaguardare le proprietà terriere dei patrizi. Due le ragioni di questa mossa: dimostrare che la sua rabbia era maggiormente diretta contro la plebe, e fare in modo di creare un nuovo urto tra le due classi. E così sarebbe stato: infatti i tribuni, con le loro invettive, stavano facendo di tutto per istigare la plebe, già di per sé infuriata, contro i patrizi. Solo la paura del nemico, massimo vincolo di concordia nonostante la diffidenza reciproca, riusciva a tenere uniti gli animi di tutti.

 

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