Come trarre vantaggio dai propri nemici 86 - 87

ὁρῶ μὲν ὅτι τὸν πραότατον, ὦ Κορνήλιε Ποῦλχερ, πολιτείας ᾕρησαι τρόπον, ἐν ᾧ μάλιστα τοῖς κοινοῖς ὠφέλιμος ὢν ἀλυπότατον ἰδίᾳ τοῖς ἐντυγχάνουσι παρέχεις σεαυτόν.

ἐπεὶ δὲ χώραν μὲν ἄθηρον ὥσπερ ἱστοροῦσι τὴν Κρήτην εὑρεῖν ἔστι, πολιτεία δὲ μήτε φθόνον ἐνηνοχυῖα μήτε ζῆλον φιλονεικίαν, ἔχθρας γονιμώτατα πάθη, μέχρι νῦν οὐ γέγονεν. ἀλλ᾽ εἰ μηδὲν ἄλλο, ταῖς ἔχθραις αἱ φιλίαι συμπλέκουσιν ἡμᾶς. ὃ καὶ Χίλων ὁ σοφὸς νοήσας τὸν εἰπόντα μηδένα ἔχειν ἐχθρὸν ἠρώτησεν εἰ μηδὲ φίλον ἔχοι, δοκεῖ μοι τὰ τ᾽ ἄλλα περὶ ἐχθρῶν τῷ πολιτικῷ διεσκέφθαι προσήκειν καὶ τοῦ Ξενοφῶντος ἀκηκοέναι μὴ παρέργως εἰπόντος ὅτι τοῦ νοῦν ἔχοντός ἐστι καὶ ἀπὸ ‘ τῶν ἐχθρῶν ὠφελεῖσθαι ’. ἅπερ οὖν εἰς τοῦτο πρῴην εἰπεῖν μοι παρέστη, συναγαγὼν ὁμοῦ τι τοῖς αὐτοῖς ὀνόμασιν ἀπέσταλκά σοι, φεισάμενος ὡς ἐνῆν μάλιστα τῶν ἐν τοῖς Πολιτικοῖς Παραγγέλμασι γεγραμμένων, ἐπεὶ κἀκεῖνο τὸ βιβλίον ὁρῶ σε πρόχειρον ἔχοντα πολλάκις.ἐξήρκει τοῖς παλαιοῖς ὑπὸ τῶν ἀλλοφύλων καὶ ἀγρίων ζῴων μὴ ἀδικεῖσθαι, καὶ τοῦτο τῶν πρὸς τὰ θηρία τέλος ἦν ἀγώνων ἐκείνοις. οἱ δ᾽ ὕστερον ἢδη χρῆσθαι μαθόντες αὐτοῖς, καὶ ὠφελοῦνται σαρξὶ τρεφόμενοι καὶ θριξὶν ἀμφιεννύμενοι καὶ χολαῖς καὶ πυτίαις ἰατρευόμενοι καὶ δέρμασιν ὁπλίζοντες ἑαυτούς, ὥστ’ ἄξιον εἶναι δεδιέναι μὴ τῶν θηρίων ἐπιλιπόντων τῷ ἀνθρώπῳ θηριώδης ὁ βίος αὐτοῦ γένηται καὶ ἄπορος καὶ ἀνήμερος.

ἐπεὶ τοίνυν τοῖς μὲν ἄλλοις ἱκανόν ἐστι τὸ μὴ πάσχειν ὑπὸ τῶν ἐχθρῶν, κακῶς, τοὺς δὲ νοῦν ἔχοντας ὁ Ξενοφῶν καὶ ὠφελεῖσθαί φησιν ἀπὸ τῶν διαφερομένων, ἀπιστεῖν μὲν οὐ χρή, ζητεῖν δὲ μέθοδον καὶ τέχνην δι᾽ ἧς τοῦτο περιέσται τὸ καλὸν οἷς χωρὶς ἐχθροῦ ζῆν ἀδύνατόν ἐστιν. οὐ δύναται πᾶν ἐξημερῶσαι δένδρον γεωργὸς οὐδὲ πᾶν τιθασεῦσαι θηρίον ὁ κυνηγός. ἐζήτησαν οὖν καθ᾽ ἑτέρας χρείας ὁ μὲν ἐκ τῶν ἀκάρπων ὁ δ᾽ ἀπὸ τῶν ἀγρίων ὠφελεῖσθαι. τῆς θαλάττης τὸ ὕδωρ ἄποτόν ἐστι καὶ πονηρόν, ἀλλ᾽ ἰχθῦς τρέφει καὶ πόμπιμόν ἐστι πάντῃ καὶ πορεύσιμον ὄχημα τοῖς κομιζομένοις. τοῦ δὲ σατύρου τὸ πῦρ, ὡς πρῶτον ὤφθη, βουλομένου φιλῆσαι καὶ περιβαλεῖν, ὁ Προμηθεύς τράγος ἔφη γένειον ἆρα πενθήσεις σύ γε καὶ γὰρ κάει τὸν ἁψάμενον, ἀλλὰ φῶς παρέχει καὶ θερμότητα καὶ τέχνης ἁπάσης ὄργανόν ἐστι τοῖς χρῆσθαι μαθοῦσι.

σκόπει δὴ καὶ τὸν ἐχθρόν, εἰ βλαβερὸς ὢν τἄλλα καὶ δυσμεταχείριστος, ἁμωσγέπως ἁφὴν ἐνδίδωσιν αὑτοῦ καὶ χρῆσιν οἰκείαν καὶ ὠφέλιμός ἐστι. καὶ τῶν πραγμάτων ἄφιλα πολλὰ καὶ ἀπεχθῆ καὶ ἀντίπαλα τοῖς ἐντυγχάνουσιν ἀλλ᾽ ὁρᾷς ὅτι καὶ νόσοις ἔνιοι σώματος εἰς ἀπραγμοσύνην ἐχρήσαντο, καὶ πόνοι πολλοῖς προσπεσόντες ἔρρωσαν καὶ ἤσκησαν. ἔνιοι δὲ καὶ πατρίδος στέρησιν καὶ χρημάτων ἀποβολὴν ἐφόδιον σχολῆς ἐποιήσαντο καὶ φιλοσοφίας, ὡς Διογένης καὶ Κράτης. Ζήνων δέ, τῆς ναυκληρίας αὐτῷ συντριβείσης, πυθόμενος εἶπεν ‘εὖ γ᾽ ὦ τύχη ποιεῖς, εἰς τὸν τρίβωνα συνελαύνουσα ἡμᾶς.’ ὥσπερ γὰρ τὰ ῥωμαλεώτατα τοὺς στομάχους καὶ ὑγιεινότατα τῶν ζῴων ὄφεις ἐσθίοντα καταπέττει καὶ σκορπίους, ἔστι δ᾽ ἃ καὶ λίθοις καὶ ὀστράκοις τρέφεται, μεταβάλλουσι δὲ δι᾽ εὐτονίαν καὶ θερμότητα πνεύματος, οἱ δὲ σικχοὶ καὶ νοσώδεις ἄρτον καὶ οἶνον προσφερόμενοι ναυτιῶσιν, οὕτως οἱ μὲν ἀνόητοι καὶ τὰς φιλίας διαφθείρουσιν, οἱ δὲ φρόνιμοι καὶ ταῖς ἔχθραις ἐμμελῶς χρῆσθαι δύνανται.

Vedo, o Cornelio Pulcro che tu hai scelto di governare nel modo più mite, in cui, pur essendo di grande utilità per le questioni pubbliche, nondimeno nel privato, a coloro che ti incontrano, ti concedi del tutto privo di quella malignità che reca dolore. E seppure è possibile trovare un territorio dove non vivano animali selvatici, come raccontano di Creta, tuttavia finora non esiste un’attività di governo che non abbia portato né invidia né gelosia, rivalità, passioni che più di tutte generano inimicizia. Ma, se non vi è altro, allora sono le amicizie ad implicarci nelle inimicizie, e dato che su questa cosa avendoci riflettuto anche il sapiente Chilone, a chi gli aveva detto di non avere nemici chiese se non avesse neppure un amico. A me sembra conveniente per un uomo di governo che si siano osservati con attenzione i diversi aspetti relativi alle inimicizie, e che si siano ascoltate le parole di Senofonte il quale afferma, non senza utilità, che è proprio di chi possiede intelligenza “trarre vantaggio dai nemici”. Quello che dunque recentemente mi si è presentata l’occasione di dire nei confronti di tale argomento, dopo averlo raccolto sotto la medesima dicitura, te l’ho inviato, avendo risparmiato il più possibile di citare quanto già scritto e presente nelle Esortazioni agli uomini di Stato, dal momento che ti vedo spesso tenere a portata di mano anche quel libro.[2] Bastava per i primi uomini non subire danni da parte di animali sconosciuti e feroci, e questo era per loro l’intento finale delle lotte contro le belve. Ma quelli che vennero dopo, avendo ormai appreso a servirsi degli animali, ne ricavano anche un vantaggio, nutrendosi della carne, , indossando pellicce, curandosi con la bile e il siero, e riparando se stessi con le pelli come armature, tanto da essere ben degno il timore che, venuti a mancare gli animali, per l’uomo la vita diventi bestiale, priva di mezzi e selvaggia.

Poiché dunque agli altri è sufficiente non soffrire ad opera dei nemici, mentre Senofonte dice che chi ha intelligenza trae vantaggio da quanti gli sono contrari, non bisogna diffidare, ma cercare piuttosto un metodo ed una tecnica con cui questo bene possa derivare a coloro per i quali è impossibile vivere senza un nemico. L’agricoltore non è in grado di bonificare con innesti ogni albero, né chi va a caccia di addomesticare ogni animale: cercano dunque, secondo le diverse utilità, l’uno di ricavare un vantaggio dagli alberi che non danno frutto, l’altro dagli animali selvatici. L’acqua di mare è imbevibile e dannosa, eppure dà nutrimento ai pesci, ed è un veicolo che in ogni luogo consente, per quanti viaggiano, di attraversare gli spazi. Quando il satiro, avendolo visto per la prima volta, volle baciare ed abbracciare il fuoco, Prometeo disse “tu, capro, di certo sentirai dolore al mento.

E difatti il fuoco brucia chi vi si è accostato” [2]. E tuttavia offre luce e calore, e per quanti hanno imparato ad utilizzarlo è strumento di ogni tipo di attività. Osserva allora anche il nemico: pur essendo, per il resto, dannoso e difficile da trattare, in un modo o nell’altro si lascia afferrare, usare in maniera adatta e procura vantaggi. E, fra gli episodi, molti sono sgradevoli, odiosi ed avversi a coloro che vi si imbattono. Ma tu vedi che alcune persone fanno uso anche delle malattie per disimpegnarsi e starsene inoperosi, e fatiche, occorse a molti, li hanno resi forti ed esercitati. Alcuni anche la perdita della patria e l’abbandono delle ricchezze trasformarono in una possibilità per avere tempo libero e dedicarsi alla filosofia, come nel caso di Diogene e Cratete. Zenone invece, quando gli naufragò la sua attività di commercio marittimo, saputolo disse: “o Fortuna, tu agisci proprio bene, perché mi spingi verso il mantello logoro del filosofo”. Come infatti, tra gli animali, quelli più forti di stomaco e resistenti mangiando serpenti e scorpioni li digeriscono, e vi sono quelli che addirittura si nutrono anche di sassi e gusci, li metabolizzano mediante la forza ed il calore del loro soffio, gli schizzinosi e i malati invece messi davanti al pane e al vino provano nausea, alla stessa maniera gli sciocchi distruggono anche le amicizie, mentre gli assennati sanno usare in modo conveniente pure le inimicizie.

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